“Quello che sa ascoltare diventerà quello che si ascolta.„
(Visir Ptahhotep)
“Ricentrati, scendi in te stesso, ascolta la TUA voce interiore„
Da tempo mi sento ripetere queste
parole, che sembrano apparentemente così semplici. Vedere
con l'occhio del cuore, - (dice la tradizione sufica: “Ho visto il mio signore con l'occhio del cuore”) - sviluppare l'intelligenza del cuore che è una conoscenza trasformatrice, diretta e intimista della realtà, è il metodo che ogni cercatore dovrebbe sempre seguire,
quella che mette in contatto immediato con l’essenza di qualsiasi cosa.
Ed è perfettamente, completamente vero, in questi momenti furtivi, percepisco questa qualità stabile, indipendente dagli eventi esterni, che rimane nel cuore.
Ma allora perché è così difficile mantenerla?
Perché l’IO intimo passa con un'agilità sconcertante da un centro all'altro del nostro corpo, sfugge alla volontà per nidificarsi nella periferia del mentale o del centro emozionale, spesso alla nostra insaputa?
Perché l'ego riprende il
timone così facilmente?
“Perché il tuo vecchio uomo carico d'egoismo non è ancora morto, perché ancora non sei un risvegliato che ha appreso ad camminare da
solo„, mi risponderà la
mia guida.
Sì certamente, ed è in quanto cercatore imperfetto che mi pongo queste domande; il maestro, lui, ha soltanto risposte, o la saggezza di non averne più bisogno.
Apparteniamo oggi, in Occidente, ad
una cultura che generalmente usa l'intelligenza mentale come criterio delle capacità umane, almeno nel settore professionale. Nessuno a scuola
ci parla d'intelligenza
del cuore, e ci occorre, ad un bivio della nostra vita ridiventare bambino se ne abbiamo perso la purezza, scegliere di avventurarsi su un cammino iniziatico per sentirsi dire che
il cuore può essere intelligente. Certamente, le sensazioni (diversi dalle emozioni, lo sappiamo) animano ogni essere umano, anche senza ricerca spirituale, e fortunatamente! Ma che il cuore purificato delle emozioni possa essere una forma di conoscenza, questo apre vasti orizzonti, è una porta sull'infinito.
UN ESEMPIO: ecco una
bicicletta, come quindi
posso conoscere quest'oggetto? Inizialmente con le diverse sensazioni che mi danno i miei cinque sensi, con la percezione, e là tutti sono d'accordo. Poi col mentale che me ne fornisce l'idea, la concezione che ho di quest'oggetto: non è una tavola, una tele, è un bicicletta per muoversi. Questo doppio aspetto, la forma ed il nome, era già importante in Egitto, dove Sem è la forma, ciò che percepisco col mio senso, e Med la parola, la parola che designa. Ma qual’è il posto del cuore, quale relazione può avere con… una bicicletta, come può essere un mezzo di scoperta e di conoscenza della manifestazione? (quest'esempio è fortuito, avrei potuto prendere qualsiasi prodotto della realtà, un animale, un essere umano che conosco, con l'idea che me ne faccio, un sentimento od una sensazione). È facile concepire che il cuore si ricollega alla gioia, alla
tristezza, all'amore o all'antipatia. Ma come posso avere “la sensazione„ della bicicletta? E là interviene il corteo delle nostre interferenze personali, psicologiche, le nostre memorie, la nostra ignoranza, i nostri pregiudizi, tutti i vantaggi che deformano, o elaboranno il Reale, che diventa così Irreale.
Torniamo alla nostra bicicletta: come la vedo? Sono neutrale di fronte ad essa? Cosa mi suggerisce la parola bicicletta? Se essendo bambino, ho fatto escursioni meravigliose con i miei cugini, ne avrò un'immagine positiva, di libertà, di vacanze, di gaiezza; se al contrario mi sono rotto la gamba su una strada bagnata di pioggia, eccomi zavorrato dalla memoria di un oggetto pericoloso, antipatico, che per nulla al mondo vorrei riutilizzare. Certamente, per tutti, una bicicletta resta una bicicletta, non è un pallone o un rastrello, ma oltre a quest'approccio immediato, è un semplice oggetto, oppure un evento, una circostanza, possono influire o creare un blocco particolare? E perché? Là interferisce il fattore emotivo che genera le divergenze e le incomprensioni, che scalza la stabilità e la pace, che divide il mondo in mondi; Paolo mi è simpatico, o antipatico, ma nell'uno o l'altro caso, vedo il mio Paolo, quello del mio mentale, e non più Paolo, nella sua essenza, nella sua totalità. Eraclite diceva già secoli fa: “Gli uomini che dormono ancora vivono ciascuno in un mondo diverso, coloro che si sono destati vivono tutti nello stesso mondo„. Ciascuno vede la realtà secondo il suo passato, il suo vissuto, al meno che sia eliminato il soggettivo con la purificazione del cuore, che diventa mezzo di conoscenza, di percezione diretta e direi, incolore, senza timbro emozionale; e la comm-unione - essere collegato con l'oggetto biciclette, con i vari aspetti della sua manifestazione, della sua realtà relativa, mi condurrà all'assoluto, alla profondità, alla essenza che la sostiene. Se c'è alleanza della sensazione, del sentimento e dell'intelletto, allora l'equilibrio è raggiunto; Per non temere la bicicletta con l'emozione, devo spogliarmi di ogni ricordo (è pericolosa, o è piacevole), che falsifica la verità, e seguire la sensazione pura del cuore: così si entra in simbiosi con qualsiasi cosa. È l'allineamento dei tre cervelli, insegnato in Masseria.
Un mezzo che si può utilizzare facilmente per trasformare un'emozione
egocentrica in sensazione è la GRATITUDINE, una gratitudine immensa verso qualsiasi oggetto che ricondurrà inevitabilmente ad un essere umano: è grazie al lavoro degli uomini, all'ingegnosità e
la determinazione di un essere che posso oggi inforcare questa bicicletta, conservare i prodotti alimentari in un frigorifero, condividere questi pensieri che sono miei grazie al computer, curare
il mio corpo con questa medicina ecc.… mi collego a tutti coloro che hanno penato per offrirmi la possibilità di vivere meglio. Mi sembra in questo caso che il mio cuore diventi più intelligente,
che la sensazione superi o cancelli le ragioni d’imcomprensione. Se penso a tutti coloro che hanno contribuito alla fabbricazione della mia bicicletta (il minatore che ha estratto il metallo
della terra, il maniscalco mi fa meditare sul fuoco, la ruota mi conduce al suo simbolo), entro in contatto con la natura intera, con l'universo, con la realtà divina. Solo le emozioni personali
mi chiudono la partecipazione del cuore alla conoscenza del reale. Ovviamente è soltanto un primo approccio dell'unità, non ancora l'ultima comunione mistica, ma è un primo passo sulla strada del
risveglio.
Per concludere, è interessante ricordare la cabala egiziana, ancora una
volta:
L'intelligenza del cuore è SIA:
S I
A
Esaminiamo il senso occulto delle lettere egizie:
S= energia, I = l’Io, A = il non Io, cioè il Sé, l'universale.
SIA = capacità di distinguere l’Io dal Sé, cioè la
saggezza SAA,
dove I (principio dell’IO) è diventato A. è la capacità di fare tacere la
dialettica per trovare la conoscenza che dorme nel più profondo di ciascuno di noi e che è l'appannaggio delle intelligenze guidate dalla luce… È il frutto immateriale delle percezioni assimilate
dall'intelligenza del cuore. S, nel microcosmo, cioè l'uomo, S simbolizza l'intelligenza sepellita nel cervello materiale che la forzerà ad uscire dalla sua prigione fisica per inalzarsi verso
l’Essere superiore
A l’opposto cè AIS (geroglifico rovesciato)
l'organo cerebrale, ed anche le viscere del ventre - gli avvolgimenti del cervello
sono simili a quelle dell'intestino, organo dell'elaborazione “dei dati„, dei prodotti alimentari, secondo le loro capacità d'assorbimento - AIS è anche l'intelligenza
cerebrale, dunque limitata: in ebraico si trova esattamente la stessa parola: Aish- aleph iod shin = il fuoco sacro o principio intellettuale che costituisce l'uomo)
SIA : mondo o stato dove è trasformato il prodotto di AIS, che permette di
passare dal personale, (I), all'universale, (A), dunque con inversione, AIS concreta porta di SIA astratta, sede dell'intelligenza del cuore il cui impulso si manifesta con il plesso solare,
(grande simpatico), il centro emotivo che si riflette direttamente sul cuore fisico.
SIMBOLISMO: il controllo del mentale è rappresentato dal diadema sulla testa
del faraone o delle divinità (Neter): segna soltanto la divisione fisiologica del cranio tra la parte razionante ed i centri ispirati dello spirito. Il faraone è quello che si lascia guidare
dallo spirito.
L'Egiziano diceva: “Hou è nella bocca, SIA nel
cuore„, (Hou è il principio del gusto, dunque un discernimento dei sapori, una facoltà materiale), ma la conoscenza è nel cuore.
Prendere coscienza della nostra anima Ba, ed non nel
nostro cervello AIS,
dell'insegnamento divino dove lo studio e l'amore si collegano per
scrivere il libro interiore. SIA alza la coscienza fuori del tempo, mette in relazione con le potenze cosmiche, sopra le
frontiere dell'intelletto, e porta la comprensione dell’anima oltre le parole, per trasformare, in un movimento ascendente, l'uomo in
SAA, il saggio: (geroglifico qui di seguito, quello che tace)
Attraverso l'inversione delle lettere sacre, mezzo per invertire il senso
delle parole, ci viene più facile percepire le relazioni fra le nostre capacità (qui psichiche/spirituali) ed il nostro corpo, il crogiolo dell'anima.
Buona meditazione.