I, ERMETE TRISMEGISTO CHI È?
Questo nome rievoca ovviamente il Dio greco Ermete che, per gli egiziani, si confonde col loro Dio Thot, allo tempo stesso scriba e mago.
Si sa che i greci identificarono volentieri i loro propri dei ed eroi ai dei egiziani in occasione dei contatti che si stabilirono tra i due popoli. Fu lo stesso, più tardi, per i romani col loro Mercurio, figlio di Giove, messaggero dei dei e dio dell'eloquenza, identificato ad Ermete ed a Thot. Giove fu identificato a Zeus, Saturno, a Kronos, eccetera...
Ed è là che è la trappola quando si vuol provare a localizzare Ermete a partire da questo nome greco In quanto alla denominazione di Trismégisto, sembra che fu data ad Ermete dai greci al momento della scuola di Alessandria. Trismégisto, tre volte grande, tre volte Maestro, perché era considerato come re, legislatore e prete.
Ho notato nel lavoro di Henri-Charles Puech: "Alla ricerca della Gnosi", 2 tomi pubblicati nel 1978 da Gallimard, una spiegazione del nome Trismégisto che trovo molto seducente. Basandosi su dei testi dell'IVème secolo passati fin'ora inosservati, questo autore dice che il nome di Ermete Trismégisto sarebbe stato attribuito dagli Ateniese ad un filosofo che aveva soggiornato per tre volte in Egitto e che, "all'epoca del suo terzo soggiorno, si è ricordato di sé o riconosciuto sé ricuperando in quest'occasione il suo vero nome.". Si tratterebbe, secondo questi stessi testi, della tripla incarnazione di un stesso personaggio a cui i meriti "delle sue due vite anteriori, tutto dedicate alla saggezza ed alla scienza, sono valsi, durante la sua terza esistenza, a riprendere coscienza e possesso del suo "io" autentico con un atto straordinario ed illuminatore di reminiscenza che gli ha rivelato la sua identità e la sua origine trascendente, assicurandolo del suo ritorno, una volta finita questa presente ed ultima reincarnazione, al mondo superiore di cui è generato, al luogo intelligibile dove era originariamente". Questa tradizione, detta ancora H. C. Puech, si ricollega intimamente alla dottrina ermetica; Ermete Trismégisto è stato concepito in tipo o in modello di "gnostico."Questo mito è stato ripreso da un gruppo di ermetisti che hanno "proiettato" la sua fede e è realizzato la sua speranza ed il suo ideale."
Notiamo che nel corso dei suoi insegnamenti, Ermete stesso rievoca l'antenato che portava lo stesso nome suo.
Edouard Schuré, in "I Grandi Iniziati", fa risalire l'origine di Ermes-Toth che considera come il primo e misterioso iniziatore dell'Egitto alle dottrine sacre, all'epoca dove la razza nera che succedè alla razza rossa australe nel dominio del mondo, fece dell'Alto Egitto il suo principale santuario; epoca di una "prima e pacifica mescolanza della razza bianca e della razza nera, nelle regioni dell'Etiopia e dell'Alto-Egitto, molto tempo prima dell'epoca ariana." È in Egitto che, durante i cinque milleni che hanno preceduto l'avvento dell'era cristiana, si elaborarono le dottrine esoteriche le più alte e più pure dell'antichità che influenzerò, in particolare, le civiltà ebraiche (Mosé, e greche) (Orfeo). Sempre secondo Edouard Schuré, Ermete appare come un nome generico che ricupera un triplo mito, quello dell'uomo primo iniziatore dell'Egitto, quello del sacerdozio depositario delle tradizioni occulte, quello del Dio Mercurio, iniziatore divino.
Penso che è in questo senso che bisogna orientarsi per provare a capire ciò che si nasconde dietro il nome di Ermete Trismégisto.
In principio, prima dell'apparizione del papiro e della scrittura fonetica, la scienza sacra egiziana era iscritta sotto forma di geroglifici sulle colonne ed i muri delle cripte nelle quali erano praticate le iniziazioni. Fu, più tardi, trascritta ed amplificata nei libri delle biblioteche dei Templi; tra i quali, si trovano i 42 libri attribuiti ad Ermete-Toth trattando della scienza occulta. Secondo Edouard Schuré, è certo che i libri greci, conosciuti sotto il nome di Ermete Trismégisto, rinchiudono dei resti alterati, ma tuttavia molto preziosi, dell'antica teogonia egiziana. La dottrina del "Fuoco-principio" e della "Verbo-luce" enunciata in questi libri, è l'apice ed il centro dell'iniziazione egiziana.
Ciò che c'è giunto di questi testi è stato oggetto di una traduzione completa effettuata da Louis Ménard, opera che ha fatto precedere di un studio sull'origine dei libri ermetici, pubblicata nel 1979 dalle Edizioni del Maisnie sotto il titolo "Ermete Trismégisto". secondo Louis Ménard, questi testi sarebbero stati scritti all'inizio dell'IVème secolo della nostra era; si troverebbero tra le ultime produzioni della filosofia greca, e le idee della scuola di Alessandria ne formerebbero la trama, con alcune tracce dei dogmi religiosi del vecchio Egitto. Rimprovera loro di esser scritti quasi sempre in un stile oscuro, senza notare che è proprio il carattere ermetico degli argomenti trattati che ne è la causa. Prima di andare più avanti, ricordiamoci che la scuola di Alessandria fu fondata da Alessandro il Grande in 331 prima di J.C, e che fu il crogiolo in cui nascero e sbocciarono di numerose dottrine filosofiche che furono influenzate dal pensiero greco, il pensiero ebraico di cui il rappresentante più illustre fu Filone l'ebreo, (20 anni AV J. C. - 54 della nostra era), ma anche per le dottrine religiose dell'Egitto.
Secondo L. Ménard, i libri di Ermete Trismégisto sarebbero i soli monumenti conosciuti della filosofia egiziana. Avendo preso nascita alla scuola di Alessandria, sarebbero una compilazione, sotto una forma astratta, delle idee e tendenze che esistevano prima solo sotto una forma mitologica. Costituirebbero una legame tra i dogmi del passato e quelli dell'avvenire (cristianesimo) ed apparterrebbero al paganesimo dell'ultima ora.
Sempre secondo quest’autore, i popoli orientali non "sembrano aver avuto mai una filosofia propriamente detta", e "la ricerca dei fondamenti della conoscenza è cosa assolutamente sconosciuta dall'Oriente prima della conquista di Alessandro! Questo è far veramente poco caso delle tradizioni anteriori ad Alessandro il Grande che esistevano presso i persiani, gli assiri, i caldei, gli egiziani eccetera...
Mi sembra molto più verosimile ammettere che l'autore che, nell'IVème secolo della nostra era, ha scritto i libri detti di Ermete Trismégisto, ha molto attinto ad’una tradizione egiziana più antica, alterandola spesso del resto sotto l'influenza delle filosofie della scuola di Alessandria.
E questo spiega che si ritrovano in questi scritti delle idee espresse da Pitagora una decina di secoli prima, poi 2 secoli più tardi da Platone, idee attinte molto verosimilmente alla stessa sorgente sia che siano state comunicate loro dai Saggi sia che ne abbiano avuto l'intuizione o la rivelazione
L'autore dei libri detti "Ermete Trismégisto" ha avuto probabilmente l'intenzione di preservare e di fare conoscere il tesoro spirituale che costituiva le dottrine esoteriche dell'Egitto nel momento in cui, dopo avere preso nascita alla scuola di Alessandria, delle filosofie nuove come il gnosticismo ed il Néo-platonismo si spargevano intorno al Mediterraneo. Anche nel momento in cui la nuova religione cristiana cominciava a spargersi ed aveva tendenza, o per necessità tattica, o per intolleranza, a rigettare tutto ciò che non era conforme ai Vangeli.
In materia di conclusione a questo primo capitolo del mio saggio, adotterò la seguente posizione: ciò che è stato riunito ed attribuito ad Ermete, qualificato poi di Trismégisto, è l'espressione di ciò che poteva essere rivelato della Scienza occulta, della antichissima tradizione di cui il Sacerdozio egiziano era diventato il depositario, ed è molto probabile l'opera di un gruppo di iniziati che appartengono a questo sacerdozio. E citerò questo passaggio del "Libro Sacro" che fa parte dell'opera attribuita ad Ermete Trismégisto: parlando a suo figlio Horos a cui ha appena versato il beveraggio di immortalità, la Dea Iside gli spiega che prima che la razza mortale fu creata, l'anima in simpatia coi misteri del Cielo "era: Ermete, il pensiero universale". Ermete "vidi l'insieme della cosa, ed avendo visto, comprese, ed avendo compreso, ebbe il potere di manifestare e di rivelare. Ciò che pensò, lo scrisse; ciò che scrisse lo nascose in grande parte, tacendo con saggezza e parlando allo tempo stesso, affinché tutta la durata del mondo a venire cercò queste cose."
II, GLI SCRITTI DI HERMES TRISMEGISTE
Nel lavoro già citato, L. Ménard classifica questi scritti in quattro libri.
Il primo Libro è costituito dal lavoro generalmente conosciuto sotto il nome di "Poimandrès" che significa "il Pastore dell'uomo", e da tredici dialoghi . Ermete, prima discepolo, riceve gli insegnamenti da Poimandrès, "L'intelligenza Sovrana o Divina".
Nei dialoghi che seguono, Ermete trasmette questi insegnamenti al suo discepolo Asclépios, già molto avanzato sulla strada della Conoscenza, poi al suo giovane figli Tat. Apprenderemo in seguito, nel Libro II che Asclépios ebbe per Avo "il primo inventore della medicina" che ha un tempio sulla montagna di Lybia. Per Edouard Schuré, il Poimandrès porta anche il titolo di "Visione di Ermete". Quando il candidato all'iniziazione, egiziano o straniero che si era presentato alle porte del Tempio, a Memphis o a Tebe, aveva trionfato delle temibili ed impressionanti prove che gli si faceva subire, e ricevuto un primo insegnamento, era ammesso nel collegio degli Iniziati. Il iérofante, la sua guida ed istruttore, lo conducevano allora in cima al tempio per una bella notte stellata, e là, gli raccontava la visione che aveva avuto Ermete che rinchiude il segreto d'ogni cosa.
Il secondo Libro è un "Discorso d'iniziazione"; contiene, ripartiti in parecchi capitoli, degli insegnamenti che Ermete invia nel santuario al suo discepolo Asclépios, ed ad un altro discepolo, Ammon. Questo è, dice loro in principio Ermete, un "sermone divino che sarà più religiosio di tutti quelli che abbiamo fatto fin'ora, o che sono stati ispirati dall'Alto."
Questo "Discorso d'Iniziazione" porta anche il titolo di Asclépios". "è il tuo nome, Asclépios che iscriverò in testa di questo trattato" dice Ermes al suo discepolo.
Il terzo Libro comprende tre capitoli che sono i tre frammenti conosciuti di un lavoro intitolato "Libro Sacro" o "Vergine del Mondo."
La dea Iside, sposa di Osiride, dialoga con suo figli Horos, e gli rivela come furono creati gli uomini, come furono dotati di anime, e come evolsero queste anime.
Gli fa conoscere le parole che pronunciarono Ermete quando depositò e nascose i suoi libri prima di risalire al cielo: "Oh libri sacri degli immortali, che avete ricevuto dalle mie mani i rimedi che rendono incorruttibili, restate per sempre al riparo dalla corruzione e della putrefazione, invisibili ed introvabili per tutti quelli che percorrerà queste pianure fino al giorno in cui il vecchio cielo partorirà degli strumenti degni di voi, che il Creatore chiamerà le anime."
Il quarto Libro somiglia le "definizioni di Asclépios" e tutti gli altri elementi conosciuti attualmente.
Non è possibile fare qui un'analisi dettagliata di questi testi. Ma, all'intenzione di chi non avrà né l'opportunità, né il tempo di leggerli, ho indicato nei seguenti paragrafi alcuni punti essenziali degli insegnamenti che contengono riguardo la concezione della Divinità (teogonia), l'organizzazione dell'universo (cosmogonia), la creazione dell'uomo, la migrazione delle anime, ed i precetti da seguire per acquisire l'iniziazione.
Per il teogonia e la cosmogonia, mi sono riferito soprattutto alla versione che dà Edouard Schuré della Visione di Ermete che è abbastanza differente di quella contenuta nella traduzione di Louis Ménard. Tenendo conto di ciò che "l'antica tradizione egiziana c'è giunti solamente sotto una forma alessandrina leggermente alterata" Edouard Schuré ha "tentato di ricostituire questo frammento capitale della dottrina ermetica nel senso dell'alta iniziazione e della sintesi esoterica che rappresenta."
1 - Sulla teogonia - Dio (Osiride per gli egiziani) è il Padre.
È unico ed ineffabile. Eterno, incorporeo, invisibile, senza forma, non può essere afferrato dai nostri sensi né misurato per i tempi. È l'intelligenza Sovrana. È la Vita e la Luce. Contiene ogni cosa in potere e rinchiuda il modello di tutti gli esseri. Genera la "Parola Luminosa", il "Verbo Divino" che è il Figlio. Il Padre ed il Figlio sono uniti, perché l'unione è la loro Vita. Nella sua Visione, il Verbo appare ad Ermete come il Fuoco che sgorga delle profondità delle Tenebre.
Il "Verbo-luce", è la Divinità allo stato statico, nel suo equilibrio di unità ternaria = intelligenza, forza e materia - spirito, anima e corpo - luce, verbo e vita.
Come designare Dio: è "Dio", è "Creatore", è "Padre" ? A questa domanda, Ermete risponde che "Dio" risponde al suo potere, "Creatore" alla sua attività, "Padre" alla sua bontà.
La nozione di Dio unico è affermata dunque già l'antica tradizione egiziana, vecchia di parecchi milleni, così come la sua manifestazione ternaria.
Gli altri Dei, Geni o Demoni sono solamente delle emanazioni del Dio unico ed il loro numero ha potuto variare secondo le epoche ed i luoghiajouter un commentaire commentaires (0) créer un trackback recommander