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Legge di Ermete

  CERCATORE,
la legge di Ermete come quella di Amra  ti da l'obbligo morale di ritrasmettere quello che hai capito della Via; Ogni volta condurai un fratello, una sorella sulla via dell'iniziazione, sarai artigiano della Grande Opera, compagno sulla via delle stelle, artigiano  dell'opera spirituale che portera alla fine  del carma individuale quanto collettivo

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Jeudi 27 septembre 2007

Il pensiero occidentale dà importanza alla persona, cioè ad un "Io" individuale stimato permanente e chiamato ad una vita eterna. Il pensiero Buddista, al contrario, nega la realtà di questo Io in quanto realtà autonoma, e lo considera  solo, in verità  un insieme di forze psichice tenute insieme dal potere coesivo della coscienza. Di conseguenza l'Io o l'anima, per i buddisti, è semplicemente un aggregato di potenze psichiche che si ordinano intorno ad una coscienza giunta ad un certo livello, e che cerca di esprimersi nell'esperienza vissuta.

  

L'aggregato dell'Io è più precisamente un insieme di cinque potenze che agiscono tutte le une sulle altre per  finalmente modificarlo, o se si preferisce, far crescere la coscienza che si è imbarcata nell'esperienza vissuta. L'interdipendenza tra queste potenze è tale che se una di esse si purifica, l'insieme dell'Io, (l'insieme dell'aggregato), si purifica, si affina ed si alleggerisce tanto; parimenti, più un componente "si inquinerà", più l'Io s'appesantirà e diventerò grossolano. In definitiva, l'Occidente dirà che L'anima vive facendo agire i suoi cinque poteri, mentre l'Oriente parlerà piuttosto di una Coscienza che si sperimenta mediante le sue cinque facoltà per conoscersi e crescere, cioè universalizzarsi sempre di più.

 

Quali sono i cinque componenti dell'Io?  

- L'immersione nell'esistenza comincia da una Coscienza rimasta su un certo livello e che cerca di prendere coscienza dei suoi contenuti inconsci, per arricchirsi. Per questo, questa coscienza abbracierà un "vissuto" particolare che si potrebbe chiamare "destino."  

- Ma per gettarci in questa esperienza vissuta, c'occorrerà scendere nell' "indefinito" dell'incoscienza e dargli una forma molto definita, su tutti i piani, forma corporale, événemenziale, inventiva, mistica, ecc...  

- Tuttavia, se diamo una forma ai nostri contenuti inconsci non si può vantarsi di conoscerli. Allora interverrà il terzo potere, quello dell'analisi e della Discriminazione.  

Per esempio: il bimbo che nascendo ha preso forma, ha oramai un'impressione mista di benessere = mamma, fame, biberon. Ma grazie al potere discriminativo del suo spirito, sarà presto in grado di afferrare che Mamma e Biberon sono altro che lui stsso,e che c'è tuttavia una relazione tra la cessazione della sensazione di fame ed il biberon, eccetera.... creerà poco a poco il suo mondo grazie a questo potere di analisi e di discriminazione.  

- Ma l'analisi e la discriminazione hanno diviso la forma originaria semplice ed Una in una miriade di componenti che, alla loro volta, si suddividono indefinitamente. Il bambino sa adesso differenziare tra mani , piedi, mamma, collera, appagamento, eccetera...  

 L'unità della partenza si è moltiplicata all'infinito, e se non si vuole affondare nel caos di questa molteplicità, occorre ad ogni costo ritornare verso l'unità, globalizzare in qualche modo questo insieme di informazioni raccolte dall'analisi, e farne adesso la Sintesi  . "Bisogna omogeneizzare l'eterogeneo" direbbe il Professore Lupasco. Per tornare al nostro esempio, il Bimbo "globalizzerà" tutto ciò che ha vissuto fin’ora e tutte le notizie che il suo potere di discriminazione gli avrà portato. Si proverà come un "Io" rispetto a sua Madre, alle sue emozioni, al suo ambiente naturale. La coscienza prova qui dunque una sensazione, un "Io" che si rissente.

 

Con la facoltà di "dare forma" la coscienza può fare a volontà ciò che la nostra psicanalisi chiama delle "proiezioni"; ma con questo potere di sentire, la coscienza può rigettare ora la sensazione che non gli è sopportabile. "Può respingere" oramai, "velare", e trattenere solamente il "Io" accettabile per lei.  

- Se questo "Io" che si prova si rivela essere sufficientemente evoluto , sarà in grado di usare  suo potere di Volizione. Tuttavia, affinché questa volizione possa funzionare, occorre prima di tutto che Forma, Discriminazione e Provato funzionino perfettamente; perché, se  non è cosi, la volizione sarà solamente una serie di pulsioni inconscie sottomesse alle forze di attrazione e di repulsione. 

 

- L'azione di questi cinque poteri ha modificato totalmente il livello di coscienza della partenza, che si conosce adesso differentemente e, di questo fatto, cercherà di ricominciare una nuova esperienza vissuta capace di far affiorare alla Coscienza nuovi contenuti inconsci. Ed il processo ricomincia.  

 

     Ora, al momento della morte, i buddisti stimano che questo "Io" o "Anima", composto dalle cinque facoltà o forze psichiche da cui abbiamo appena parlato, perde la sua coesione, così i cinque componenti si liberano dell'aggregato e si mettono ad agire in modo autonomo, come se esistevano fuori dalla coscienza del defunto. Tutto il compito del defunto consiste nel riconoscere che le apparizioni che spunteranno provengono in realtà dal "insieme" della sua propria coscienza. Appena lo riconosce, si libera dall'ascendente angoscioso delle sue facoltà che agiscono come delle entità fuori da lui. La Liberazione del Bardo, (dell'astrale o Samsara), - ed è là lo scopo del Bardo Thödol , è dunque  riconoscere il carattere illusorio di tutte le apparizioni che possono presentarsi davanti a lui. Ma per riconoscerlo, gli occorre una certa densità di essere.  

Come  ciascuna di questi cinque poteri si presenterà al defunto dopo che la morte corporale avrà slogato l'aggregato del suo Io?  

Sempre in due modi differenti. Le potenze, (chiamate nelle testo "divinità") appaiono l'una dopo l'altra, prima nel loro stato puro originario, perché in verità, "Prendere Forma e Ritirarsi della Forma, Discriminare, Provare, amare e Volere sono degli atti divini, o  meglio dei "nomi" divini, o ancora "modi di Dio". Il loro irradiamento è così potente che spesso il defunto, troppo abbagliato, non può sopportare l'intensità del loro scoppio. Usa  dunque della sua facoltà di "velare l'insopportabile" e - poiché tutto emana da lui - accanto all'abbagliante luce originaria spunterà una luce smorta, "inquinata", che seguirà perché sarà "alla sua misura". le cinque potenze dell'Io appariranno allora sotto la loro forma originaria nuda e splendente, ma anche, parallelamente, sotto una forma inquinata, smorta, ma che avrà il piacere di essere sopportabile.  

In verità, ogni volta che il defunto "vela", subisce una "caduta", vale a dire un addensamento, un obscuramento dello spirito, ed si avvicina cosi ad una nuova incarnazione che, fra parentesi, può prodursi in sei ordini di vita diversi di cui uno solo è "umano". Secondo così i raggi che può sostenere, il defunto andrà spesso di caduta in caduta. Tuttavia, ad ogni stadio, i "uncini della Grazia" potranno venire ancora salvarlo, purché sappia aprirsi ad essi.  

La lettura del Bardo Thödol ad un defunto permette a questo di analizzare la natura delle apparizioni che spunteranno davanti a lui e di riconoscere che non sono niente in sé, ma semplicemente delle emanazioni del suo proprio spirito. Da ciò che precede, si può concludere che  la perdita di coesione costituisce la prima difficoltà nell'aldilà (1). Due rimedi sono proposti senza tregua al defunto durante la successione delle "cadute" che sperimenta. Il primo consiste nel concentrarsi sulla Divinità, luce, oggetto, essere, idea, eccetera... della sua scelta, e che avrà amato durante la sua esistenza terrestre. Importa poco del resto l'oggetto, poiché è l'atto stesso di concentrarsi che permette di evitare lo sparpagliamento delle cinque facoltà della coscienza.  

Secondo la natura del defunto, o se si preferisce, secondo il suo Nome Divino - i buddisti direbbero secondo la sua famiglia spirituale annessa ad una delle cinque potenze - si concentrerà più facilmente sul modo di una dell'altra delle cinque potenze. Certi si concentreranno per esempio, più facilmente su una visualizzazione, cioè una forma creata internamente; altri préfèranno fissarsi su un oggetto che avranno selezionato e discriminato;  altri ancora su una sensazione senza forma né attributi; ci sarà infine quelli di cui l'intenzione volitiva offrirà l'opportunità di un'eccellente concentrazione. Il Bardo Thödol insegna che ciascuno di questi modi  permette di liberarsi del Samsara, o del Bardo.  

Il secondo rimedio consiste nell'amare, nel riempirsi di compassione, ed  aprirsi con fede assoluta "agli uncini della Grazia."  

Che cosa significa liberarsi esattamente del Samsara?"  

Letteralmente, Samsara significa "girare su sé stesso", "roteare", imperniarsi su un Io che si sarebbe separato dall'universo: Io qui e l'universo laggiù da qualche parte fuori, Io distinto del Tutto; e questo Io nutrito di desideri che saziano, che non mancheranno alla loro volta di crearne di nuovi, e così via in un movimento di corsa senza fine. Questo modo di fare si chiama esistere per opposizione ad essere; mantiene lo spirito in un movimento ciclico continuo come quello del serpente che freneticamente tende di acchiappare la sua coda.  

Apparentemente, esistere nel turbine del Samsara, si oppone alla tranquilla ed immobile pienezza del Nirvana, che gli occidentali chiamano a torto: Nulla. Ma a dire il vero la realtà è tutt'altra. Samsara e Nirvana sono due fasi di un stesso movimento, come lo sono l'expir e l'inspir della respirazione. Il male di cui occorre ad ogni prezzo "liberarsi" è quello che consiste nel vivere solamente una sola di queste due fasi; vivere nel Samsara senza conoscere il Nirvana equivale a respirare solamente spirando. Ora quando al contrario si rimane attivo, (o non attivo), nell'in-sé del Nirvana, si può esprimersi a volontà nella creazione dei mondi del Samsara in modo coerente. Ma se  non si ha le sue radici fissate nella tranquillità immobile del Nirvana, si troverà sballottato  qui  e là nei deliri incoerenti dei mondi del Samsara consegnati alle interminabili catene delle cause e degli effetti. Essere nel Nirvana, e poter a scelta rimanere o esprimersi liberamente nella creazione, tale è l'ideale. Il dramma di cui bisogna liberarsi è di esistere nella molteplicità della creazione senza essere in riposo nell'in-sié diversamente detto, vivere il Samsara senza il Nirvana. Finché ciò non sarà compreso, vivremo vita dopo vita; sogneremo delle innumerevoli esistenze, ma addormenti, senza  mai Essere.  

Non si può evitare di avvicinare questa necessaria simultaneità tra Essere ed Esistere, tra Nirvana e Samsara della parola di Gesù riportate nel vangelo del San Tomaso:  

"Se  vi si interroga: quale è il segno del vostro Padre che è in voi? Dite loro: è al tempo stesso un movimento ed un riposo". (Logion 50).  

(1) questo è quel che il Libro dei Morti egiziani e l'apocalisse chiamano "la secondo morte", la prima essendo la morte corporale, la  più facile da vivere.  

par Marie de St Clair publié dans : Via e Religione communauté : Esotérisme et Spiritualité
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Lundi 24 septembre 2007

I, INTRODUZIONE,  

Ciò che segue è una delle analisi possibili di un fatto relativamente recente: l'introduzione in Occidente di una nuova forma di insegnamento buddista. Questa ha le sue qualità ed i suoi difetti, ma ha il merito di essere, per gli occidentali, una delle nuove vie, venuta dall'Oriente affinché l'uomo possa raggiungere la Conoscenza e la Spiritualità in un'epoca dove la civiltà industriale arriva al suo declino, e dove gli Europei in particolare cercano  "altro."  

In introduzione, per  ben precisare il senso del mio proposito, vi communico il risultato delle mie riflessioni su "Idee sull'iniziazione" di René Guenon.  

In Occidente, dopo il rigetto o l'assimilazione della Tradizione Celtica da parte della religione cattolica, gli Iniziati sono ripartiti verso Oriente e non resta attualmente praticamente più niente della "Tradizione Primordiale" negli insegnamenti religiosi occidentali. Ciò può sembrare esagerato.  

Secondo René Guenon, il filo originario è così magro, che appare anche perso negli raggruppamenti esoterici più conosciuti; sembra mantenuto solamente dalle Confraternite più discrete.  

Come dice testualmente, l'iniziazione ritornerà da Oriente ma non sappiamo quale forma prenderà, e spiega che prenderà certamente una forma totalmente inattesa.  

Per sottolineare quest'affermazione di René Guenon, vi cito una riflessione del Presidente Daisaku Ikeda, (presidente della Nichiren Shoshu Internationale, o Società di studio e di Propagazione degli insegnamenti di Nichioren Baldacchino Honin, monaco giapponese che introdusse e sparse verso 1270 in Giappone il "Sutra del Loto Bianco della Legge Meravigliosa",  e l’ultimo insegnamento di Càkyamuni che fu introdotto prima in Tibet sotto la stessa forma, poi in Cina ma sotto una forma un pò differente. Questa via Buddista, di origine giapponese e fortemente impiantata in Francia è uno delle correnti che non bisogna identificare col Buddismo Tibétano.  

"Nel Mondo, non c'è niente di più importante di  noi stessi. Ciascuno ha diritto alla felicità ed il diritto alla gioia di vivere esiste. Tuttavia la Società attuale è veramente comparabile alla frase del Sûtra "Nei tre Mondi niente è agevole!  è come se la nostra Casa fosse inciendata ". Il reale aspetto della vita vuole che non possiamo vedere il nostro avvenire, neanche di un pollice. È per trovare la strada di questa felicità che il Buddismo esiste. La nostra pratica ha il potere di aprire il nostro Palazzo Interiore superando gli stadi della politica e dell'economia."  

Questo è molto importante perché mostra la forma attuale dell'iniziazione, sviluppo dell'uomo Universale, in questa fine di ciclo. Sembra essere stata invertita. Invece di essere riservata ad una "élite" scelta, sarà data inconsapevolmente a tutti quelli che ne proveranno il bisogno interiore. Cosi sparisce il bisogno di segreto e di sacrificio per la conservazione della Tradizione.  

Questo sviluppo spirituale profondo si farà con l'aiuto di sentimenti molto umani e soprattutto universali, come "il bisogno di ciascuno ed il diritto alla felicità" "la ripetizione di un Mantra per l'avvento della Pace mondiale". Quale bel programma ricco e generoso! Questo essotéricamente.  

Esotéricamente il processo sarà un pò differente con la pratica dei precetti del Sûtra del Loto e la ripetizione del Mantra: "" Si svilupperà nella moltitudine la scintilla di Budda, (di iniziato, di sveglio), presente in ogni essere. Con questa presa di coscienza fortuita, (perché non prevista per la persona), si arriverà all'iniziazione di tutti gli uomini in grado di esserlo o di diventarlo. Così, visto che i "tempi premono, con questa emulsione la massa degli Uomini sarà trascinata verso il risveglio, ed ecco la comprensione del "Tutto" e l'avvento della Pace mondiale", non tramitte i maneggi politici ma tramitte l'evoluzione spirituale degli uomini.  

Il principio di lavoro è in verità il senso profondo del termine "Boddhisattva, uscito dalla terra". Quest'ultimo è in partenza ripartito  nella popolazione, in tutti i corpi di mestieri, né più né meno istruito della media, ma che parteciperà al piano, perché si è reincarnato per questo.  

Per precisare, il termine "Boddhisattva" significa "Essere sveglio", manifestando uno degli stati di Budda, ma che rinuncia ad entrare nel Nirvana, e decide di reincarnarsi per venire in aiuto ai suoi fratelli sulla terra in qualsiasi luogo, e sotto qualsiasi latitudine.  

Questa forma recente di Buddismo ha per base il Sûtra del Loto bianco della Legge Meravigliosa che è l'essenziale degli altri sei Sûtras, e Sakyamuni l'ha pulita d'ogni iconografia per conservare solamente la morale e l'esoterismo dalla Tradizione Primordiale.  

Per capire, in Occidente, questo Sûtra, bisogna impregnarsi di due idee:  

- L'esattezza della traduzione.  

- Il concetto orientale di tempo, (ci ritornerò più avanti).  

Lao Tse nel suo insegnamento del Tao dice in introduzione i "miei scritti sono per tutti, ma ciascuno troverà ciò che cerca secondo la sua evoluzione spirituale."  

Queste parole sono valide solamente se c'è stata traduzione fedele degli scritti originali, e non manipolazione intenzionale o fortuita, ciò che è il caso per gli scritti sacri occidentali tradotti in diverse lingue che servono da riferimento a parecchi cleri.  

La preparazione delle masse umane, in quanto quantità eterogenea, all'iniziazione è possibile con il Buddismo venuto dal Giappone perché sua struttura della progressione la rende possibile. Mentre per una Fraternità come La Loggia Interiore ed Universale del Tempio, il carattere stesso di discrezione non può spargere apertamente il suo insegnamento nel pubblico, a causa dell'alto livello tradizionale ed esoterico del suo insegnamento che finisce col risveglio dell'uomo Interiore (su una strada più iniziatica e dichiarata, perché i suoi membri sono impegnati volontariamente e coscienti di questa strada)  

Rischierebbe infatti di essere malinteso, intenzionalmente o no, da persone non  pronte a riceverlo. Ma nel Buddismo, non c'è insegnamento esoterico vero e proprio, semplicemente lo studio di un metodo di vita e l'introspezione sotto tutti i suoi aspetti.  

Per spiegare l'espansione del Buddismo in Occidente, bisogna segnalare la facilità d'interpretazione personale dei insegnamenti secondo il livello spirituale di ognuno, illustrazione del detto tibetano "100 000 monaci, 100 000 buddisti, è un'esagerazione, ma anche un stato d'animo religioso completamente nuovo per gli Occidentali abituati al giogo dei dogmi.  

Penso che sia tempo di contraddire l'affermazione di certi perché Il Buddismo è una religione. Pone semplicemente Dio più lontano della comprensione dell'uomo, ancora più che nel Giudaismo che parla di "Ineffabile."  

Per provare a tradurre in immagine questo modo di pensare, citerò un testo che prova la presenza di Dio nel Buddismo.  

- a proposito del Chang-Ti, (sovrano dell'Alto),  

- (commento del Tcheu-Li)  

- "Cielo e sovrano, è tutto Uno: Si dice Cielo quando si parla del suo essere. Si dice sovrano quando si parla del suo governo. Il suo Essere che è immenso. Lo si chiama Splendido Cielo, perchè la sede del suo governo è in alto, lo si chiama sublime sovrano."  

La concezione buddista dell'essere umano è l'universalità; la comprensione della Vita ed il suo posto nel suo ambiente naturale passa obbligatoriamente dalla sua interiorizazione completa; Lui, microcosmo, deve aprirsi alla dimensione del macrocosmo per raggiungere la Conoscenza. È ciò che rappresenta l'apertura del "Fiore di Loto". Nichiren Daischonin dice che la ripetizione del mantra: "Nam Myoho Renge Kyo" provoca questa apertura come l'identificazione del microcosmo col macrocosmo, rompendo cosi la relazione di causa ad effetto, e del ciclo delle reincarnazioni, per raggiungere lo stato di Budda.  

Quest'affermazione accompagna un'altra: "Qui siamo nel Mondo dell'illusione. Ma possono aver consistenza solo se ci s'impregna del concetto orientale di tempo. La vita ha un principio ma la dimensione Tempo, che gli applichiamo, non ha assolutamente nessun rapporto con la vita di cui abbiamo consapevolezza attualmente.  

- Una strofa del "Sûtra del Loto" lo descrive:  

Supponete che qualcuno riduca cinquecento, mille, cento milla Nayuta (1012) Asogi (1051) sistemi di mondi maggiori in particelle di polvere, poiché li porta verso Est, lasciando una particella ogni volta che supera , cinquecento milla, dieci milla, cento milla (Nayuta, Asogi) mondi, supponete che continui così la sua strada verso Est finché abbia esaurito tutte le particelle. Questo rappresenta il tempo da quando CAKYAMUNI ha raggiunto lo stato di Boudda.  

Il tempo di cui abbiamo consapevolezza nella nostra incarnazione non è assolutamente applicabile alla nostra anima che vive il tempo di Dio. Questa enorme differenza fa che la nostra vita attuale è praticamente solamente una "illusione" a causa della sua brevità.  

Sotto questa forma, l'anima umana  raggiungerà il concetto della "Gnosi di Princeton" dove l'elettrone è una particella suscettibile, per la sua qualità di immortale, di far parte della Grande Memoria Universale, "Dio" per noi gli Occidentali.  

Aggiungiamo che Dio è nell'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo.  

In termini più precisi, l'uomo non può concepire Dio, ha il dovere di avere raggiunto prima l'esser budda ,per averne semplicemente la vaga impressione, questa è un'affermazione puramente buddista.  

Penso che il Buddismo è utilizzato attualmente, come elemento Stabilizzatore della nostra civiltà come in altri tempi il Giudaismo è stato utilizzato come Catalizzatore.  

Rappresentando la storia sotto una forma d'immagine, si potrebbe dire: 3000 o 4000 anni fa, l'Occidente era solamente un'accozzaglia di popoli più o meno barbari ereditieri di una tradizione diventata col tempo incompresa.  

In Medio Oriente fu scelto un popolo al quale si era dato l'insegnamento in vista di servire di catalizzatore alla rinascita della civiltà: "Gli ebrei". Di questo popolo è generato "Gesù Christ" di cui gli insegnamenti hanno dato nascita alle religioni cristiane. Queste ultime, sotto l'autorità di un clero duro e dogmatico, hanno riunito sotto il loro gonfalone tutti i popoli primitivi occidentali che formarono l'elemento base della futura materia prima.  

Poi, grazie alla dispersione del popolo ebraico che fu utilizzato come catalizzatore, si è iniettato in tutti i paesi dell'Europa le idee e la scienza generata dalle antichissime civiltà.  

Chimicamente parlando, furono necessari 2000 anni affinché il nuovo prodotto "popoli barbari" "civiltà occidentale", generato della materia, e del catalizzatore "popolo ebraico" reagissi per formare la nuova materia prima.  

Questa nuova materia, nutrita da allora da pensieri religiosi e scientifici di origine ebrea, gli dà soprattutto un'omogeneità dopo l'ultima reazione chimica che fu la guerra di 1940 "ultima convulsione, dell'urto, tra la Tradizione venuta del Nord e quella venuta del Sud."  

Come ogni materia elaborata chimicamente, il prodotto "civiltà Occidentale" è ricco e contiene nel suo seno tutte le qualità della materia originaria e del catalizzatore. Il problema è che queste qualità sono mentali e non fisiche, da lì la difficoltà di dominarle. Assistiamo dunque attualmente alla polarizzazione di tutte le forze creatrici sulla qualità "scientifica" del prodotto, col rischio di annichilare totalmente la realizzazione del programma e di distruggere il lavoro che fu molto positivo fin'ora.  

In quanto chimico, penso che bisogna dunque iniettare a questo prodotto un Stabilizzatore. Sarà il Buddismo sotto la sua forma più assimilabile per gli Occidentali.  

Ma attenzione, non bisogna mettere un coperchio sul recipiente col rischio di vedere il prodotto scaldarsi ed esplodere, ma bagnarlo nello stabilizzatore, per farne una parte di sé e raffreddarlo come l'acqua pesante nelle pile atomiche.  

Si potrà poi, costruire l'età d'oro e l'avvenire dell'umanità per la più grande gloria di Dio sulle basi di questo prodotto stabilizzato, Sublime Sovrano.  

Per illustrare il mio proposito, tengo a comunicarvi una spiegazione del Buddismo secondo il Nichiren Shoshu. Cito:  

"Il Buddismo è spesso considerato come una religione che mira a negare il mondo ed ad evaderne . Per Buddismo, la maggior parte delle persone intendono lo Zen , la  setta di Jodo o Hinayana.  

L'interesse crescente che si manifesta per lo Zen proviene dal numero crescente di quelli che cercano una scappatoia dalle dura realtà della vita. Per loro, lo Zen assume il ruolo di tranquillante come una droga. Il suo spirito mistico sembra attirare le persone deluse dalla civiltà scientifica contemporanea.  

La Setta Jodo (terra pura) è molto vicina al cristianesimo per la sua concezione della salvezza e la sua aspirazione ad un paese puro situato nel Cielo. Nega la possibilità di felicità in questa vita, lasciando i suoi adepti impigliati nelle maglie della rete della rassegnazione. La loro sola speranza è di godere della Pace in un'altra vita.  

Il Hinayana, anche lui, è la negazione del mondo, nel senso che insegna la non permanenza della vita e la rinuncia a sé stesso. Numerosi pensatori occidentali stimano che il Hinayana, primi insegnamenti di Càkyamuni, rivela il vero spirito buddista e che il Mahayana che gli è posteriore, è solamente un affabulazionre.  

La verità è che tutte queste sette non hanno capito che il Buddismo doveva essere una guida per la società, una guida efficace, anche e soprattutto nel tempo dei computer e della conquista dello spazio.  

Il grande sviluppo della scienza e della tecnologia rende ancora ben più  più imperiosa la necessità di conoscere e di vivere questa filosofia umanistica che è il Buddismo, la più intelligibile ed accessibile a tutti.  

"L'influenza che un essere sembra subire dall'esterno e ricevere da un altro, è solo un tipo di traduzione, rispetto all'ambiente, di una possibilità inerente alla natura propria di questo essere , quando lo si considera da un punto di vista più profondo."  

Questa idea è piuttosto contraria allo spirito occidentale che rigetterebbe sul suo ambiente naturale la causa delle sue disgrazie invece di ricercarla prima in sé, in modo di vedere i suoi problemi sotto un altro angolo e poter vincerli.  

Il Buddismo è un'evoluzione che corrisponde sempre più allo spirito dei paesi industrializzati, battersi contro la vita ed affermarsi conoscendo sé stesso". Queste idee trasportate non sono nuove, ma sono insegnate in contropiede del nostro insegnamento religioso da 2 000 anni. Prima di aspettare qualche cosa dagli altri o di Dio, bisogna analizzare sé stesso e vedere ciò che non è stato fatto per essere arrivato al punto dove siamo oggi.  

In conclusione, possiamo rimproverare al buddismo, come è veicolato dalla via giapponese, la sua intolleranza,( intende essere la sola detentrice della verità), mentre la via Tibetana è molto più aperta . Tuttavia il suo confronto con i mondi Cristiani porterà  col tempo a più  moderazione da entambi le parti.  

Jean Fortin 

 

par Marie de St Clair publié dans : Via e Religione
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Jeudi 20 septembre 2007

             Il Buddismo  

Il Buddismo, nato nelle Indie, si è sparso in Tibet più di un millennio fa ed  è sbocciato sotto la forma del lamaïsme, sotto l'impulso di un celebre guru conosciuto in Tibet col nome di Rinpo-che, "il prezioso guru". Insegnava le scienze occulte nelle Indie, andò in Tibet sull'invito del re di questo paese, dove stabilisce, in 749, la prima comunità di lama tibetani.  

È sotto l'impulso di Rinpoche e dei suoi successori, certi dicono di gurus che erano la sua reincarnazione che furono tradotti in tibetano i libri sacri indù scritti in lingua sanscrita, e che furono completati durante i secoli.  

Questi libri consacrati furono conservati nei monasteri tibetani o nascosti in diversi posti segreti. Contengono l'essenziale del pensiero religioso tibetano. Il Bardo Th"dol sarebbe uno di essi. (1).  

I avvènementi sopraggiunti in Tibet durante le due ultime decadi hanno perturbato gravemente la sua vita spirituale, e certi testi consacrati sono stati dispersi  o forse anche distrutti.  

È ciò che da la sua importanza al lavoro di Anne Benoist di Azy.  

Tutto è cambiato difatti bruscamente per il Tibet nel 1959, quando gli fu imposto con la forza il suo passaggio sotto l'amministrazione cinese mentre era praticamente da più di un millennio indipendente sotto la sovranità lontana e più teorica che reale della Cina.  

Dei funzionari civili cinesi si sono installati allora a Lhassa, la capitale, a 3600 metri di altitudine, e nei grandi centri. Sono circa 120 000 attualmente. L'esercito cinese è anche presente nel Tibet, con  effetti la cui l'importanza è difficile da valutare.  

La popolazione tibetana che sembra in leggero aumento, era di 1 740 000 abitanti nel 1959 di cui circa 1 milione di agricoltori ed  mezzo milione di pastori semi-nomadi.  

Il Dalaï-lama, capo spirituale del Tibet che ne era anche il capo temporale prima del 1959, ha giudicato prudente di lasciare il suo palazzo di Potala, vicino a Lhassa, per rifugiarsi a Dharmsala, città del nord dell'India, seguito da circa 90 000 fedeli. Molti lama hanno lasciato anche il loro paese per installarsi in Nepal, paese vicino dove regnava una grande tolleranza religiosa, ed una parte di essi vive in un grande monastero a Bodnah.  

I cinesi cominciano a sollevare un poco il velo del segreto su ciò che è accaduto in Tibet dal 1959 e sulla situazione attuale. Hanno permesso poco tempo fa, ad un gruppo importante di giornalisti in visita a Pechino, di andare in Tibet. Questi hanno raccolto delle informazioni interessanti sul posto. Riportiamo qui solo quel che riguarda  la tradizione religiosa. (2).  

Da ciò che indicano le autorità locali cinesi, c'erano nel 1959 in Tibet  2 400 monasteri e circa 106 000 membri del clero buddista.  Attualmente una decina di monasteri solamente è aperta al culto,  del resto con abbastanza restrizioni, e molti sono stati distrutti di cui più celebri, (in particolare quello di Gadan, vicino a Lhassa che era vecchio di più di 5 secoli).  

"I Compagni lama" sono rieducat dagli cinese e seguono regolarmente dei corsi di marxismo léninismo.  

I funzionari cinesi locali pretendono che la religione  sarebbe presto solo un cattivo ricordo in Tibet. Questo è smentito totalmente dai fatti osservati che mostrano la fedeltà dei tibetani al lamaïsmo. La compagnia dei monasteri per i fedeli è importante: è in particolare il caso del monastero di Jokhang, a Lhassa riaperto al culto da un anno, e che è frequentato da una folla di fedeli, giovani o vecchi, cittadini o montanari che non esitano a venire da lontano per fare le loro devozioni.  

Le autorità di Pechino sono meno affermative dei loro funzionari locali, ma la pratica religiosa è legata strettamente ad un certo nazionalismo tibetano... e ciò è molto imbarazzante.  

Sebbene sembra che un vero movimento separatista non sia da temere, le autorità cinesi si rendono conto che le inspirazioni religiose tibetane restano molto vive adesso, ed  diventano più tolleranti, anche se non ne convengono sempre.  

Cosi  aperture sarebbero state fatte recentemente al Dalaï Lama affinché vada in Tibet, e che i turisti comincerebbero ad essere accolti.  

Che cosa riserva ancora l'avvenire per la tradizione religiosa tibetana molto ancorata nel popolo? Ciò è difficile da dire e l'evoluzione che si augura la Cina verso un indebolimento di questa tradizione non potrà probabilmente che essere molto lenta, grazie ad un necessario miglioramento del livello di vita che del resto è già iniziata .

  

(1): Sorgente: Introduzione al libro dei Morti tibetani da Evans Wentz, tradotto dell'inglese da Marguerite la Fuente "Il Bardo-Thôdol", edizione Adriano Maisonneuve (1979).  

(2): Sorgente: Articoli apparsi sul Mondo il 31.07, il 01.08 ed il 08.09.79  firmati da  Alain Jacob. 

 

Jean Fortin  

par Marie de St Clair publié dans : Via e Religione
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Lundi 17 septembre 2007

  La Credenza è la forma che riveste per lo spirito la permanenza dei rapporti molteplici afferrati nell'istante dall'unità della Coscienza. Questa nozione non fa e non deve far nessuno posto alla nozione di verità. Ciò che credo, è funzione di un numero abbastanza grande  di fattori : necessità dell'azione, influenza dell'ambiente, aspirazione verso un aldilà. Ma nessuno che conduca con una certezza al definitivo, all'assoluto. Sentiamo che ciò che credo, lo credo veramente. Per la maggior parte degli uomini, credenza e verità fanno solamente uno. Un'apparizione, come la Vergine a Bernadette di Lourdes non è messa in dubbio né per l'interessata né per la folla dei credenti che confermano gli uni agli altri la loro certezza. Tuttavia, come dire che questa apparizione fu solamente un'illusione dei sensi e dello spirito senza convincere con questo i credenti della precisione della loro opinione, perché dicono , appartiene all'ogni potenza "di Dio o della Vergine" di imporsi, senza realtà corporale, allo spirito tramite i sensi. È verosimile che i criteri della sperimentazione, della prova, del pensiero logico, non hanno nessun ruolo nell'acquisizione o l'abbandono di una credenza.  

La Fede è di un altro ordine. La Credenza non può in nessun modo soddisfare lo spirito, perché è legata all'esistenza stessa, perchè si trova sulla strada dell'unità alla molteplicità, della permanenza al transitorio, senza rivestire di carattere definitivo ed assoluto. La semplice durata porta un individuo a cambiare credenza. Senza neanche accorgersene. Smette di credere come smette di amare. Ma delle credenze che implicano delle contraddizioni possono coesistere benissimo per maggior parte degli individui. Queste sostituzioni di credenze, queste contraddizioni non sono dolorose perché la maggior parte del tempo le loro radici non sono profonde. Appena una credenza è organizzata, cioè quando è legata ad altre credenze, che le relazioni logiche sono stabilite tra esse, che il comportamento ed i sentimenti sono funzioni di questo sistema, nasce allora un ordine di valori che può allargarsi  fino a contribuire o costituire una società, dei costumi, una civiltà. C'è, allora, delle sostituzioni dell'educazione, dell'istruzione, della morale, dell'etica, all'autonomia individuale,. È ciò che accade generalmente in tutti i ambienti umani. Bisogna chiamare Fede la credenza nella libertà umana. E non c'è altra Fede che questa Fede nell'autonomia, non di comportamento umano, ma di Giudizio. C'è Fede appena la credenza è considerata come un mezzo di vivere, di annodare delle relazioni coi suoi simili, di portare dei giudizi, di elaborare dei valori. La Fede, è tutto sommato ciò che rimane quando non si crede più niente.... Questa formula è evidentemente paradossale. Non c'è ne tuttavia nessuna che renda meglio conto dell'universalità e dell'eternità, non c'è altro argomento, ne altra prova per stabilire l'esistenza di Dio.  

La Fede non ha contenuto particolare, ciò che i mistici di tutti i paesi e di tutti i tempi hanno mostrato bene. Perché il mistico prova a trascendere l'apparenza, il provvisorio, per raggiungere la sorgente di ogni cosa. Ed egli non trova nient'altro che l'essere e l'amore, la Comunione con l'essere, il sentimento dell'identità della sua esistenza e dell'esistenza di ogni cosa. Inconoscibile, ineffabile, e tuttavia eterno ed universale, ecco il carattere di ciò che trova all'estremo della sua pietà. Questo questua dell'unità eterna, questo inseguimento del Graal, questa apparizione a Dio, la fine del ciclo delle incarnazioni, tutti i pensatori di tutti i secoli si accordano a vederci, sotto una forma mitica, l'espressione della necessità umana...  

La Religione è prima di tutto l'insieme delle credenze che spiegano da una parte le relazioni dell'essere e del mondo, d'altra parte dell'essere e dello spirito . Queste credenze, nonostante formate su dei dati identici, possono prendere delle forme differenti. Ma perché la Fede è affermazione pura, la sua espressione è sempre tradimento. Si vive e non si descrive. Da lì  la parentela essenziale di tutti gli uomini coscienti della loro Fede ed il disprezzo di tutto ciò che tenderebbe a limitare questa Fede, tramitte l'espressione, o la definizione di un oggetto proprio alla Fede.  

La Religione è considerata raramente sul piano della Fede. È il campo delle credenze, non di tutte le credenze, al meno quelle che sono accettate dalla comunità che forma il patrimonio sociale. Non siamo più uniti per l'eternità con la Fede. Siamo divisi dalle attività, delle necessità, quotidiane, grossolane che c'oppongono gli uni agli altri che manifestano la complessità delle nostre nature individuali. Le religioni, nella misura in cui traducono il carattere collettivo delle credenze, subiscono e rivelano le agitazioni sociali.  

La Religione, le religioni sono solamente dei mezzi di governo. Intendiamo che lo sono  nel senso nobile tanto di  governo di uno Stato che governo interiore. Ma la loro sola giustificazione sarebbe che conducono alla Fede. Ma su questo punto offrono tante immagini, tante pratiche, tanti riti e tanti dogmi diversi, che le migliori sono fermate spesso sulla via della salvezza. Bisogna riconoscere del resto che gli individui più audaci hanno saputo liberarsi da tutto ciò che è puerile e di necessario nella vita religiosa per ritrovare in se stesso il Dio creatore d'ogni valore, sole da dove risplendi la Luce ,punto di appoggio di ogni creazione e conclusione e fine di ogni cosa.  

Allora, che cosa  importa una Religione se si sa conservare la Libertà  di spirito? Che cosa importano le credenze per chi  ha trovato la  Fede ? Ahimè! Importa molto a quelli che tragono la loro soddisfazione ed il loro potere dalle pratiche religiose. Il conflitto tra le credenze e la Fede sono eterni, perché le credenze sono dei mezzi e la fede una fine. Le religioni sono sempre vittime di loro stesse. inseguono la loro propria gloria con mezzi umani. Ed esse dimenticano che la sola verità è quella che ogni uomo porta nel suo cuore.  

L'ISTITUZIONE CRISTIANA NELLA LA STORIA:  

Ho letto da qualche parte che: "La legge fu data a Mosé, ma la Grazia e la Verità ci vengono da Gesù Cristo". Queste parole di Giovanni fanno riferimento a due fasi dello sviluppo spirituale di un individuo: quella dell'autorità e quella della verità. Che cosa dobbiamo intendere?  

La Legge di Mosé e la morale del vecchio Testamento fu formulata dai "sublimi custodi", (i Maestri della Gerarchia), dell'evoluzione umana ed imposta all'uomo molto prima di Cristo per aiutarlo a reprimere la sua natura inferiore fatta di istinti, inculcandogli la paura delle ripercussioni delle sue azioni immorali o illegali. Inizialmente, i castighi e le privazioni dei benefici materiali dissuadevano le tendenze troppo egoiste. Le religioni di Geova insegnarono e continuano di insegnare l'importanza del pecato e dell'errore; istituiscono, in effetti, come ideale l'ubbidienza ad un'autorità superiore dal clero che determina categoricamente la Verità. Ora, quando, con la Saggezza acquistata dalla sofferenza, (debiti karmici), tramitte azioni o esperienze ignoranti e dovute a motivi egoisti, l'uomo raggiunge un grande controllo sulla  sua " natura, desiderio inferiore", non tira più la sua coscienza spirituale nascente da un insegnamento superiore, si apre al nuovo Testamento ed adotta gli insegnamenti di cui la parola chiave è "Amore". In breve, il vecchio Testamento esercita la sua principale influenza sul corpo di desiderio. Il nuovo Testamento lavora principalmente sul corpo vitale e sull'intelletto dell'uomo incoraggiandolo e fortificando le facoltà di amore e di Conoscenza. La Grazia e la verità ci giunsero per Gesù Cristo.  

Quando il Cristianesimo, ai suoi inizi, era amalgamato ai regimi politici romani, gli esecutori dell'impero prendevano sistematicamente ogni misura per sradicare tutte le tracce dei culti e dei misteri preesistenti a chiunque se ne dava la pena. Lo stato romano aspirava ad essere solamente l'unico dispensatore della verità spirituale ed istillava ingannevolmente che le cose della spiritualità giungevano solamente tramitte i loro imperatori o i loro ministri. Parimenti, la religione cattolica che si affermò rapidamente come Teocrazia, vale a dire, un monopolio spirituale. L'incredibile potere della madre  Chiesa che detta tutte le faccette della vita ad una laicità prigioniera, diventò all'approccio del Rinascimento inammissibile coi suoi abusi sfrenati ed i suoi sacramenti. In questo periodo, in Occidente, l'iniziazione si presenta ai gradi diversi. Si evolve tra i Bogomili ed i Catari nel campo proprio della chiesa; tra Druidismo e Stregoneria, (antica religione predruidica e non qualsiasi Goétia...) sul piano religioso; nelle fraternità di Pontefici e di costruttori sul campo della conoscenza pura possiamo ritrovare il seguente schema:  

- La Stregoneria che si perpetua in quanto vecchia religione, costeggiando il Cristianesimo.  

- Il Druidismo, diventando monaci, preti, i Bardi che diventano trovatori, menestrelli e fratelli predicatori.  

In quanto agli altri aspetti iniziatici, saranno epifenomeni o espressioni di opportunità di un stesso pensiero. Il Grande Druido della Gallia,  San Bernardo aveva il dovere di dotare l'iniziazione di guerrieri: i Templari.  

Contro questi saggi, silenziosi, lavoratori ed uomini che avevano scelto l'equilibrio, l'amore dei loro Fratelli, la chiesa si ribalta nella contro-iniziazione, istituendo da una parte l'inquisizione e mobilitando dall'altro i "sbandati" dell'Occidente, i matti ed i mistici  d'ogni genere. Questi "fanatici" che possono essere solamente dei nemici della Conoscenza.  

Invece, se la chiesa seppe servirsi abilmente di questi mistici d'ogni pelo, non riesce mai ad ammettere in effetti Stregoni, Druidi, Maghi, queste persone che pretendevano detenere dei poteri, delle conoscenze.... Poteri dello studio e dell'ascolto della natura. Era per la chiesa inammissibile e pericoloso, perché il monopolio del miracolo crollava.  

La riforma protestante ne fu la conseguenza. Martin Lutero affermò il primato della coscienza individuale per determinare la varietà spirituale. Ristabilisce la precedenza della voce interiore come grande prete della vita religiosa dell'Essere. Il protestantesimo prese tuttavia anche la strada del formalismo e dell'intolleranza esplodendo in una miriade di sette, ciascuna col suo codice di osservanza ed i suoi anatemi...  

A GUISA DI CONCLUSIONE  

L'autorità religiosa è dunque  la formazione di ciò che fu all'origine , l'ispirazione divina e la rivelazione ricevuta  dalle persone spiritualmente avanzate. Dopo il risveglio di queste rivelazioni, l'autorità religiosa instaura e descrive l'istituzione dello spirito grazie alla quale tutto ciò che è celeste è confiscato dalle organizzazioni di questo mondo ed utilizzate per spargere e giustificare il loro potere temporale. Le religioni ortodosse, in generale tutte le religioni, tendono per comodità, a dimenticare le loro origini esoteriche ed a dimenticare che chiedono in prestito il potere che esercitano. Proclamano ad alta voce la preminenza e l'inconfutabilità delle loro dottrine quando, in effetti, l'unica  Sorgente Divina di questa Verità che spargono, è primordiale ed innegabile.  

È evidente che ogni religione, nella misura in cui offre l'immagine di un accordo tra gli uomini, di un'armonia tra le idee, di una durata e di una coerenza, ogni religione è per l'individuo un salvaguardia, un rifugio, un appoggio, una disciplina una ragione di vivere e di sperare...  

Ma, è chiaro, oggi, che l'aspirante dell'era dell'Acquario è arrivato al punto in cui l'autorità della chiesa e la Legge generata dagli uomini sono superflue per il suo sviluppo spirituale perché condizionano lo spirito ad attardarsi ed a pensare solamente in termine di prospettiva di violazione, di peccato e di condanna senza grazia.  

Così, dalla nostra situazione privilegiata sulla strada dello sviluppo spirituale, possiamo affermare che la nostra comprensione superiore, la nostra saggezza, grazie ai nostri insegnamenti veicolati da certe scuole di filosofia iniziatica, cresce e si rinforza con la nostra capacità di sperimentare e di vivere l'amore spirituale in osmosi col Piano della Gerarchia Esoterica, il Piano dell'amore incondizionato. Questo Amore, o energia cosmica, ci permette di preparare la Via di approccio divino a venire , per aiutare con le nostre azioni ed i nostri pensieri all'instaurazione sul nostro mondo della Nuova Religione mondiale, basata sul fatto dell'esistenza di Dio e dei rapporti che esiste tra l'uomo ed il divino, sul fatto dell'immortalità e della continuità della rivelazione, e sul fatto che si manifestano costantemente dei Messaggeri che vengono dal centro divino. (Shambalah, il Regno del Prete Giovanni, eccetera...).  

Oggi un nuovo approccio della divinità ed una grande rivelazione spirituale sono possibili per l'umanità, perché planano al di sopra della nostra Terra, e Colui che deve portarla ed instaurarla si avvicina sempre più a noi.  

Così, l'umanità può servire a questa venuta, sviluppando un'attitudine cosciente al servizio, acquistando una comprensione cosciente del ruolo individuale che gli tocca nell'applicazione del Piano della Gerarchia, 

par Marie de St Clair publié dans : Via e Religione
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Vendredi 14 septembre 2007

 LE TRE ETÀ SUCCESSIVE NELLE RELIGIONI:  

Sembra che possiamo distinguere tre età successive nelle religioni umane.Prima una religione che si potrebbe chiamare naturale, dove l'uomo adora tutto sommato il Sole, il Fuoco, le Mietiture, gli Animali, tutte le forme della Natura, e tutto quello a cui attribuisce una forza, un potere. È l'età di Priapo, il dio da i piedi e dalle corna di capra. Scopriamo poi una religione all'immagine degli uomini dove i dei formano una società e governano il Mondo ,come l'uomo governa la Città. Religione antropomorfica nella quale l'uomo non ha ancora l'audacia di voler uguagliare Dio. È il regno di Giove durante il quale Prométeo, il ladro di fuoco fa presentire questa terza religione, che chiameremo umana,  perché fa dell'uomo il centro della creazione, perché gli riconosce il suo potere. Non lo strapotere sulla natura, perché èl ui-stesso natura; ma potere per il mezzo della "Conoscenza". è la religione di Gesù che non ha del resto ancora sviluppato, sotto forma di religione, le conseguenze dell'ambivalenza Uomo Dio...

 

TRADIZIONE E RELIGIONI:  

La Dottrina esoterica ci dice: che la Tradizione è ispirata da Dio, perché è conservata autenticamente da un'assistenza divina che la preserva, e che gli esseri particolari di Alta Saggezza, Iniziati della Scienza Sacra ne sarebbero i depositari e che hanno avuto per missione di trasmetterci o per via orale, o per via scritta.  

Così, la Tradizione vecchia nelle sue diverse espressioni, forma il fondo di tutte le religioni. Ci racconta la Creazione dell'universo, dei dei e dell'uomo da Dio, sotto l'aspetto di un principio "Tri-unitario" che dimostra le corrispondenze nel microcosmo ed nel macrocosmo, perché Tutto, nel Cosmo e nell'uomo è un frammento di "Questo" che gli indù chiamano "Parabrahm."  

- dell'induismo: "Questo" emana Brahmâ, Shiva, Vishnou.  

- dell'Egitto: Amon-re emana Osiris, Isis, Horus.  

- Nella Grecia Antica: Ouranos emana: Zeus, Héra, Dionysos.  

- Della religione Ebraica: di Ain-Soph emanano Kéther, Binah, Hochmah.  

- Della Tradizione Celtica: di Gwenwend (Luce eterna) è nato: Odino, Thor, Freya.  

- Della Teologia Cristiana: l'eterno emana: il Padre, il Figlio ed il Santo Spirito.  

La Tradizione enuncia che attorno a questo Principio Tri-unitario, immersi nello splendore della sua Corona ci sono numerosi esseri, artigiani e servitori che operano nel cantiere della Creazione . Che agiscono sulla scala della manifestazione, in vibrazioni come le energie, formatrici dei mondi ed organizzatrici del Caos.  

Possiamo solo constatare , lungo tutta la nostra storia, che le Chiese  invece di avere offerto agli uomini un linguaggio adatto, identico a quel che è appena stato detto più sù,  vale a dire delle testimonianze che dovrebbero raccontar loro la stessa cosa: la meravigliosa storia che è la loro, dal "Principio" ha offerto loro solamente le loro proprie verità.... Ora, se le Chiese avevano accordato alla parola "religione" il suo senso etimologico, latino. religare, ciò che collega, allora gli uomini avrebbero potuto ammettere che la Religione e la Tradizione primordiale gli unisce tra di loro ed a "Questo" fino alla fine dei Tempi.  

 

RIFLESSIONI SUL MONOTEISMO ED IL POLITEISMO:  

Al culto di un Dio unico si associa, generalmente i fondatori delle tre religioni: Israelita, Cristiana, ed Islamica mentre in realtà, il Monoteismo sia loro anteriore da tanti millenni.  

La sua origine sembra risalire all'adorazione del Sole considerato, da i primi uomini, come il Sovrano Maestro del mondo, sorgente di tutti i benefici della loro esistenza, splendore della natura di cui i raggi abbagliavano i loro occhi riscaldando il loro corpo.  

Questi primati, vedendo nel fuoco l'immagine del caldo e della luce solare, riportarono il loro culto su questo riflesso terrestre di cui gli attribuivano la produzione. Fu l'antica religione detta Sabeismo, ancora praticato dai Guèbres indù. Il Védismo che, dopo il Sabéismo appare come una delle più antiche religioni, ha personificato l'astro solare Maestro della Natura sotto il vocabolo "Brahmâ", l'anima universale, principio divino, creatore del mondo e dei dei, qualità di cui,  furono dotati piùtardi il Rama indù, l'Ormuz caldeo, l'Osiride egiziano, l'androgino Iside, il Deva Nahusa, il divino rinnovatore persiano conquistatore dei neri che diventò il Dionysos dei Greci. Alla divinità di cui la supremazia totale fa il Dio unico, arbitro supremo, le religioni antiche hanno associato altri dei, dee o ausiliari divinizzati ma ponendoli tutti al di sotto .  

 

MOSE:  

In Egitto, all'epoca della suprema iniziazione, era insegnato l'esistenza di un solo Dio. Mosé, grande iniziato del collegio di Thot, istruito dal suo suocero Gethro ai vecchi misteri dei Neri di cui la documentazione conservata nelle cripte ignorate dell'Etiopia conteneva tutta la scienza delle civiltà compiute, presentò al popolo ebreo il suo "Eterno" (IEOVAH), come il solo Dio al quale dovevano ubbidire ciecamente . Per convincerli meglio dice loro che si era rivelato a lui, incaricandolo dell'Alta Missione di essere l'interprete delle volontà alle quali dovevano sottoporsi sotto pena dei peggiori castighi. Diede loro l'esempio, punendo di morte chi aveva tentato di instaurare il culto del "Vitello di oro", questo diminutivo, in simulacro, del Bue Apis dell'Egitto. Bisogna riconoscere anche che, sotto l'egida del suo Dio unico, il dittatore Moïse o Moshé fù un grande legislatore, uomo di stato ed amministratore, storico con la sua opera che sintetizza il Pentateuco (Genesi, Esodo, Lévitico, Numeri, Deuteronomio), delle Tavoli di Pietra del Decalogo. Compose il suo "Testamento" sotto il triplo velo simbolico della scuola egiziana di cui è generato. Ad un piccolo numero, solamente, rivelò il senso esoterico della sua dottrina diventato Idolo per il profano e Tabernacolo per gli Iniziati ai quali conferiva l'autorità sulla massa popolare sottomessa dal timore. I segreti rivelati agli iniziati diventarono la Kabbala a base matematica, geometrica, astrologica che riassume l'insegnamento delle generazioni successive nello Zohar, il Bahir, il Talmud.  

Con questo insegnamento si formò, in seguito, come in tutte le religioni passate, presenti e future, differenti sette combattute dai Concili. I Farisei ne tiravano il senso mistico, i Saducei accettavano solamente la lettera essoterica, gli Esséni, istruiti e più diplomatici, ammettevano il senso essoterico per i profani e riservavano agli iniziati il senso esoterico che oggigiorno, è stato sviluppato da Fabre di Olivet nel suo notevole lavoro sulla "Lingua Ebraica restituita."  

 

Gli Esséni che erano allora quattromila circa, avevano tradotto il "Testamento" in lingua greca. Si chiamavano tra essi: "Johanniti" o i "Gean", quelli che Iod, Dio Supremo, favorisce. Predicavano la Scienza del Passato. Una "leggenda", (ma è solo una leggenda?) vuole che Gesù di Nazareth, l'uomo figlio di Dio, nato da due esséni iniziati, abbia fatto parte della loro setta sapiente. Mentre i Vangeli dei suoi discepoli sono muti sulla sua esistenza dai dodici ai trent' anni. Questa stessa "leggenda" espone, sotto l'egida cosmopolita della setta esséna, che Cristo aveva studiato l'opera di Mosé poi percorso l'Egitto, la Persia, l'India, accostandosi a tutte le "tradizioni", studiando, meditando prima di ritornare nella Giudea predicare la sua Dottrina sottoponendosi alla suprema iniziazione esséna col Battesimo di Giovanni il Battista,. Essendosi avvicinato  della folla del popolo ebreo, la conquistò volgarizzando la Scienza Initiatica dei santuari, proclamando l'uguaglianza degli Uomini, rompendo la barriera che  separava gli Iniziati dalla massa. Con questo socialismo in azione innalzò, contro se stesso, i preti che gli rimproveravano di aver violato i misteri dei Tempi di cui vivevano, i ricchi ed i potenti che non gli perdonavano di aver predicato l'uguaglianza e la Fraternità. Tanti odi lo condussero al supplizio, confermando la dottrina del Dio Unico di cui si dichiarò il Figlio; completò il calvario mistico per lo spirito.

  

MAOMETTO:  

Contro questa filiazione divina, Maometto o Mahomed, fondatore dell'islam, attingendo alle sorgenti ebraiche la sua dottrina, è insorto nella Surate al Capitolo XII del suo ALCORAN o KORAN, quando  dice: "Dio è Uno. Non ha partorito affatto, né è stato partorito. Non ha uguale". raggiungeva così, il precetto insegnato da Mosé nel "Tétagramme" I.E.V.E, (l'essere che è, che fu, e che sarà). Ha voluto, come il precettore ebreo, un Dio assoluto nella sua Unità. All'imitazione di Mosé col "Testamento", il rinnovatore Maometto ha fatto del Koran una raccolta di dogmi e di precetti  basati sulla Scienza del Passato, che insegna Medicina, Chimica, Astronomia e forma una guida morale e scientifica dove si è stupito di trovare dei principi d'igiene allora ignorata dal Mondo. Un curioso avvicinamento imparenta il metodo d'insegnamento del Maometto arabo col Cristo della Giudea. Come i "Vangeli" sono solamente dei rapporti redatti parimenti dagli Apostoli, delle predizioni e degli atti di Gesù, il Koran, enunciato oralmente dal "Profeta" è stato scritto solamente dopo la sua morte da AbouBarh, il Sultano Omar ed i loro religiosi collaboratori. Sembra risultare che certe materie trattate portano la marca, spesso interessata ,da  i redattori.

  

MONOTEISMO E POLITEISMO:  

Dall'Iéovah ebraico all'Allah islamico, passando dal Dio del Cristianesimo, dal Brahama indù al Giove ellenico ed altri sovrani Maestri delle religioni antiche, restiamo nella Tesi monoteista con ausiliari divinizzate, gli uni simbolici, gli altri realizzati, umanizzati o animalizzati. Fu l'unità nella varietà in un vasto passato sacerdotale, risalendo dell'epoca sumerica dell'India himalayana e dell'alto piano iraniano, culla dello Zervaïsmo, all'antico religione Mazdea che è, come il Mitriacismo, combinazione di Zoroastrismo, di Judéo-cristianesimo e Buddismo, l'insieme  si conclude per l'islamismo.  

All'infuori di questi raggruppamenti religiosi dove si immischiano Monoteismo e Politeismo, la civiltà indù ha unito il Buddismo. D'altra parte, la Cina ebbe il Confucianesimo, il Giappone lo Shintouismo secondo le dottrine di Fo Hi, poi Lao Tse, di Confucio e di Mencius, il suo nipote, di Se-mio che trasportò le loro concezioni nelle Isole giapponesi. Queste ultime religioni asiatiche come tutte gle altre, sono in realtà, piuttosto delle scuole filosofiche dove appare, in forma puramente simbolica, un culto del Sole imperatore Celeste.  

In margine  troviamo il Taoismo cinese o Taosétismo, mescolanza di Sabéismo con addizione di tutti i vecchi dei della Cina prima della riforma di Fo Hi (3500 prima della nostra era). Le dottrine di Confucio (551 prima di J. C.) sono al contrario, tutti di senso pratico ed utilitario. Il sistema riposa sui doveri reciproci degli uomini, dal Principe agli sudditi, dal Padre ai bambini, dai Cittadini tra essi, sull'esempio ed il Ricordo degli antenati, infine sul disinteresse delle cose terrestri.  

La Virtù essenziale deve essere l'amore dell'umanità, cosi ben definito dal Buddismo nel "Dogma delle Otto Strade", enunciando che "L'opera perfetta consiste nelcustodire in tutte le azioni, un scopo puro ed onesto, esente da ogni egoismo, mirando il Bene  di tutti gli Esseri, la Meditazione perfetta che rivela all'uomo la vera Natura dell'universo e degli Esseri, l'esistenza del Vero... 

 

RIFLESSIONI SULLA TEOLOGIA:  

La Teologia Cristiana si basa sul Cristo: sua opera si compie nella comunità cosciente della Tradizione vivente ed attuale. Non si tratta affato di "Parole di vangelo"; si capisce che la Tradizione di cui si parla, è ricca dell'apporto ancestrale costituito dai testi biblici, vivificati dalla sorgente zampillante dell'umanità cosciente di Sé. Tutto sommato, la Teologia è la Scienza della Coscienza collettiva. La sua fine  è la determinazione delle condizioni di Salvezza. Elabora in qualche modo la Conoscenza della Vita Spirituale, come la Scienza cerca la Conoscenza dei fenomeni fisici.  

L'idea nuova del Cristianesimo  è che la chiesa è l'umanità intera. Se Dio ha parlato agli uomini, è ascoltando tutti gli uomini, senza escluderne uno solo; come non è possibile decidere della natura di un'anima senza provarla. Ora, le Chiese riuniscono le anime che si assomigliano. Cercano la coerenza, una comunione, un'unità e rigettano dalla loro comunità tutti quelli che non si sottopongono né ai riti né alle autorità. Gli esuli soffrono di questo ostracismo, ma sono le Chiese che hanno il più da perdere, perché non possono più sperare di sentire Dio. La parabola della Pecora smarrita non ha impedito le scomuniche, né gli scismi. Tuttavia una Chiesa cosciente della sua missione e della sua ragione di essere non deve rinunciare ad un solo Uomo...  

C'è una logica della Teologia come della Scienza. E se le Chiese muoiono,  è perche non sanno riunire più ciò che è sparso.... fanno passare la preoccupazione della loro unità prima degli obblighi delle loro funzioni. Tocca ad esse convertirsi, non a quelli che ne sono esclusi. Tutta la difficoltà per esse, tiene all'estensione dei termini. La chiesa interpreta della Tradizione vivente, è la chiesa del Cristo, vale a dire dell'umanità in marcia. E non una cappella o un partito. Perché non è permesso di dire che la chiesa sarebbe più vicina alla parola di Dio se fosse meno preoccupata dal suo carattere di istituzione temporale limitata nel Tempo come nello spazio.  

            Come ammettere che il Cristo non sia venuto per tutti gli uomini allo stesso tempo? Come ammettere che se il Cristo è il messaggero ed il figlio di Dio , abbia lasciato tanti uomini durante i secoli nell'ignoranza delle vie della salvezza?  

                La chiesa insorge contro l'idea di una dottrina segreta. Si può ammettere che la Gnosi sia che una concezione troppo spiritualistica per essere generosa e vera. Magari! Niente vieta a nessuno di superare tutto sommato la cornice stretta del Mediterraneo, dei popoli semiti e della razza bianca, dei duemila anni che hanno seguito l'apparizione del Cristo, e di concepire il Cristo nella sua Gloria Universale ed Eterna. Perché no?  

                Anche se il cristianesimo fosse solamente un mito, niente l'impedisce di essere vero per l'umanità, se non le Chiese che ne fanno un dogma e l'oggetto di una fede. Perché se esprime la salita dello spirito e della Materia con lui, verso la Gloria di Dio, che cosa importa se si crede in Lui o no? E se si dice che la credenza nel Cristo è la condizione dell'Assunzione dell'umanità, cos'è  una Umanità che non è tutta l'umanità? Bisogna ammettere che la venuta del Cristo sia condizionata da un livello di cultura, di civiltà? che solamente dopo una lunga evoluzione dell'umanità suo intervento è efficace? Affinché l'azione del Cristo sia efficace occorre dunque che i Tempi siano venuti. ( non è il caso oggi?... Era dell'Acquario?...)  

 

  Il problema che si pone alla chiesa, è quello che ogni Società deve risolvere: mantenere le probabilità della libertà spirituale e l'armonia organica, salvare nello tempo stesso l'ordine e la Libertà. Ma, nella misura in cui la chiesa non è, di fatto, Universale, non può pretendere risolverlo in nome di tutta l'umanità. Occorre che questo problema si ponga ad un livello superiore, al di là delle chiese e delle Società parziali. Il Regno dello spirito è molto al di là delle necessità temporali. Significa che le chiese non possono pretendere asservirlo e ridurrlo alla loro dimensione. Questo, tutti i Teologi dovrebbero saperlo!  

 

par Marie de St Clair publié dans : Via e Religione