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Legge di Ermete

  CERCATORE,
la legge di Ermete come quella di Amra  ti da l'obbligo morale di ritrasmettere quello che hai capito della Via; Ogni volta condurai un fratello, una sorella sulla via dell'iniziazione, sarai artigiano della Grande Opera, compagno sulla via delle stelle, artigiano  dell'opera spirituale che portera alla fine  del carma individuale quanto collettivo

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Mercredi 2 avril 2008
Il dizionario ci dice:
 
Perfettibile: Ciò che è suscettibile di perfezione, di migliorarsi. Ciò rievoca il cambiamento, il passaggio da un punto, da un piano al successivo, del meno verso di più, dal male verso il bene, dlla materia verso lo spirito.
 
La società nella quale viviamo, sembra non credere nella perfettibilità dell'uomo. sempre più presto, sempre più giovani, i nostri bambini sono sottomessi ai test di intelligenza nelle scuole pubbliche. Si tratta, ci dicono, di scoprire gli eventuali ritardatari, per venirloro in aiuto, e ciò è probabilmente vero, ma si tratta anche e soprattutto di procedere agli orientamenti in vista di soddisfare ai bisogni dell'industria negli anni che corrisponderà alla loro inserzione nella vita professionale. Il valore di questi test non è, lo vediamo,cosi innocente , poiché il risultato finisce in effetti ad una dicotomia senza limiti, ai blocchi che non tengono assolutamente conto del parere e del desiderio profondo del bambino. Nel migliore dei casi, si accorderà al bambino di ripetere la sua classe, se l'anno è stato cattivo, ma alla fine del ciclo scolastico, c'è inserzione nella vita sociale e professionale. Il sistema dei test di intelligenza è all'opposto di una concezione evolutiva dell'uomo e della società: se a tale età si è "ciò", più tardi bisognerà fare "ciò" e non altro. Dunque, bisogna "orientare", (non si vede bene come c'entra l'Oriente in tutto ciò... ").  

La nozione di perfettibilità che c'è cara presuppone nell'uomo tutto un ventaglio di possibilità che possono rivelarsi a qualsiasi momento della sua esistenza, e si arriva al concetto di dualità di cui gli elementi estremi sono riuniti da un'infinità di sfumature intermedie, come il raggio di luce, decomposto dal prisma, lascia vedere tutta la gamma dei suoi componenti.  
Secondo la Tradizione, l'uomo è di essenza divina, e, come la carpa risale verso il luogo della sua nascita, la sua missione è di risalire verso il suo creatore. L'albero di vita kabbalistico che è una rappresentazione poetica della creazione, mostra l'avanzamento da seguire: caduto nella materia (Malkuth), l'uomo deve risalire, tendere verso Kether per vedere la luce di Ain-Soph.  
L'uomo-materia, brutale, grossolano, meccanico, si oppone così all'uomo-spirito sottile, leggera, aerea, dotato di tutte le possibilità e di tutte le potenzialità.  
Baudelaire, il poeta maledetto, non crede in questa possibilità di riscatto e affonda l'uomo in una mediocrità senza illusione e senza speranza, quando scrive nella sua prefazione ai Fiori del Male:  
"La stupidità, l'errore, il peccato, la lesina  
Occupano i nostri spiriti e lavorano i nostri corpi,  
E noi alimentiamo i nostri gentili rimorsi  
Come i mendicanti nutrono il loro parassiti."  
Visione tetra, disperata ed esasperata del genere umano, non priva di una certa verità del resto, ma proposto inaccettabile per l'iniziato per il quale, la perfettibilità è giustamente, semplicemente una qualità fondamentale della natura umana e della natura!  
L'uomo di perfezione deve essere l'alchimista della sua propria materia, il sarto della sua propria pietra. Pietra grezza, in partenza, mezzo-angelo, mezzo-demonio, deve operare un lento lavoro di lucidatura per cancellare le asperità originarie, e lentamente, con grande industria, separare il sottile dallo spesso, grazie al mazzuolo della volontà ed allo scalpello del discernimento, nella rettitudine conferita dalla squadra.  
Un certo numero di picchetti segna questa evoluzione a'oscurità verso una luce incerta ma probabile.  
C'è prima il "Conosci te stesso" della scuola socratica. Senza conoscere sé stesso, senza avere preso coscienza delle sue potenzialità e delle sue insufficienze, niente è possibile solamente un sviluppo lineare della sua personalità. La conoscenza di sé fornisce un inventario degli attrezzi di cui si dispone per agire su di Sè.  
Il compagno costruttore, prima di cominciare la realizzazione del lavoro, sceglieva con la più grande cura i materiali necessari alla sua costruzione. In più, fabbricava gli attrezzi di cui era il solo a usare.  
È difficile fare da solo la sua propria conoscenza: un sistema dato non può fare riferimento a sé. Bisogna  dunque utilizzare questo specchio che rappresenta l'altro o gli altri, che svolgono un ruolo primordiale in questo passo. Ci si contempla, si esamina, si scruta attraverso l'altro, e per l'altro. di conseguenza, giochiamo il ruolo inverso per l'altro che si contempla, si  esamina, si scruta attraverso noi. C'è creazione di una dinamica dell'evoluzione.  
Il lavoro per conoscere sé stesso è un campo di investigazione infinita ed anche un duro, durissimo lavoro. La natura è fatta così che la forza dell'abitudine, questa seconda  natura, si oppone, a priori, ad ogni tentativo per modificare un ordine stabilito in sé, o fuori di sè.  
Non bisogna bruciare le tappe, bisogna partire per arrivare, bisogna essere "Initiatus" (Vedere Nota I), avviarsi.... Certi credono in ogni buona fede che sono arrivati  molto vicini al traguardo, mentre non hanno percorso ancora la prima tappa, o calpestano credendo di correre.  
C'è una differenza enorme tra le manifestazioni obiettive di un fenomeno ed una qualsiasi proiezione fantasmatica gratificante.  
Non bisogna nutrirsi di illusioni. Queste sono come le sirene che tentarono Ulisse durante il suo viaggio iniziatico: ha superato la prova solo grazie alla forza della sua volontà, ed al suo desiderio di vedere la Verità e non le manifestazioni menzognere della sua immaginazione.  
L'uscita della coscienza obiettiva nella materia che sommiamo, è lunga ad effettuarsi, e non può effettuarsi che a certe condizioni (Vedere Nota 2).  
Questa coscienza deve prima mostrarci come siamo, senza illusioni particolari, senza maschera e senza neanche disperazione . Ora la nostra vita è fatta di illusioni che costituiscono dei parapetti stabiliti dal nostro desiderio di esistere con la migliore ottica di noi stessi.  
Un filosofo sconosciuto ha scritto:  
"Tale o tale dilettante di vita spirituale che crede percorrere una strada importante verso la liberazione, si trova in realtà, profondamente e sempre più legato e soggetto ai poteri che è incapace di riconoscere. Bisogna ben dire che chi pretende ad un grado apprezzabile di realizzazione metafisica, e che, allo stesso tempo, si mostra incapace di riconoscersi nel mezzo dei poteri cosmologici in azione nelle collettività umane, sbaglia assolutamente sul suo proprio stato; perché la strada della metafisica passa dal fisico (vedere Nota 3); e se la conoscenza corretta ed un atteggiamento corretto in ciò che riguarda il fisico, non sono cose da ricercare come un bene assoluto, invece il loro possesso è la testimonianza ed il segno che si è in un campo infinitamente superiore. Cosi è per certi che si credono liberi delle contigenze fisiche e cosmologiche di diversi ordini, semplicemente perche ignorano la natura e la portata dei legami con i quali queste contigenze li assoggettano"., Apparso su Studi Tradizionali di Marzo 52.
 
Più generalmente, aspettiamo di uno o degli insegnamenti che risolvono i nostri problemi; immaginiamo che disporreremo di mezzi magici per occuparci delle nostre depressioni, delle nostre condotte aggressive, dei nostri blocchi di ogni ordine, ivi compreso sessuali. È ovviamente molto deludente, molto frustrante di rendersi conto che se l'insegnamento ci dà degli elementi, o un metodo, siamo soli, di fronte a noi stessi per applicare il metodo o per utilizzare gli elementi che ci mette a disposizione.
 
L'unica via di partenza è, bisogna ripeterlo: conoscere sé stesso.  
Ma cos'è questo sè, cos'è l'uomo?
 
Per prima è una materia organizzata che ha al minimo 4 miliardi di anni di esistenza e che, attraverso le mutazioni successive è arrivata a noi. Dire che siamo solamente della materia sarebbe mentire. Siamo anche un spaventoso complesso di reazioni nervose al difetto dalle quali si stabiliscono dei collegamenti neuro-corticali, questi raggiungendo, al istante "T" la scelta di Una possibilità "tra  miliardi" di realtà al mondo ed all'universo che ci circonda, e di cui facciamo integralmente parte, e dunque la scelta di un modo di essere e di agire!  
Non è stupefacente che si qualifichi, in queste condizioni, il nostro mondo come "relativo."  
Non è stupefacente, neanche, che si possa sbagliarsi sulla sua interpretazione. È ciò che è denominato comunemente: il "diritto all'errore."  
Dei collegamenti e dei legami creati, risulta tutta una rete di sentimenti apprezzativi delle situazioni, macchiati spesso di errore perché di tutti gli elementi disponibili  vediamo e consideriamo solo un infima parte.  
  L'uomo che  scopre sé stesso scopre tutto ciò da sé, per la sua propria e libera volontà. Impara a diventare prudente nella  scelta e la portata dei suoi giudizi, comincia a fare l'esperienza della vita con un sguardo nuovo. Si accorge che il suo risveglio non può essere condizionato dal sogno e l'illusione. tende verso il limite superiore delle possibilità che gli sono state date con la nascita, ed  tende a realizzarle avanzando consapevolmente nell'ignoto.  
    Comincia ad accorgersi che la sofferenza non è obbligatoriamente nemica del suo progresso e comincia ad accettarla come tale. Prende coscienza che è abitato dalle "cose" che lo preoccupano e che potrebbe chiamare le sue "nevrosi fondamentali". apprende che queste nevrosi, potrebbe accettarle meglio, dominarle e sfruttarle per se stesso e per la collettività, impara la tolleranza verso i suoi Fratelli nell' umanità e verso i suoi Fratelli in iniziazione, ed  si ricorda di questa frase del Saint Exupéry che orna il frontone della Loggia del Grande Oriente diFrancia:
       "Se sei diverso dda me, Fratello mio,lontano da ledermi, mi arricchisci"...
 
La Verità non è del mondo degli uomini. A fortiori del mondo di un solo uomo.  
Ragruppandosi, saldati dall'appartenenza comune alla stessa associazione costituita sotto gli auspici della Fraternità universale, moltiplichiamo le probabilità di avvicinarlo da più vicino, ciò corrisponde più esattamente al passo matematico che consiste nel fare apparire i risultati significativi in, (o a partire da), la enesima decimale.  
Per meglio disfarli, bisogna imparare a vivere con ciò che siamo, ossia: le nostre paure nascoste, le nostre autoillusioni, i nostri giochi nevrotici,; non vediamo di noi che la cima dell'iceberg, il resto merita anche tutta la nostra attenzione!  
Conoscendoci, re-conoscendoci, ci sarà allora più facile fare intervenire i veri mezzi del nostro progresso: la Tolleranza e l'amore dell'altro senza il quale, in fin dei conti niente è possibile nel referenziale che è il nostro, per la buona, e semplice, eeccellente ragione che l'uomo è innanzitutto un "animale sociale." 

   Imparare a tollerare sé stesso costituisce già un progresso considerevole quando si considera che l'odio dell'altro è a prima vista l'odio di sè.  
   Imparare a tollerare l'altro,  significa  imparare a tollerarsi sé stesso,  è accettarsi come si è e non come si vorrebbe essere,  è stabilire con sè e con l'altro un contratto di non giudizio,  è rispettarsi come opera imperfetta ma tuttavia compiuta della natura sul punto di progresso. Amare ne consegue direttamente, ed il vero Amore è un puro prodotto dell'intelletto e della sfera spirituale, abbandonando tutte le co-notazioni torbide che ci vengono della nostra natura animale. In queste condizioni  avviciniamo l'ideale, cioè avendo fatto astrazione di ogni aggressività malsana, Fraternità ed Amore; in un luogo sacro, il Tempio,la Loggia, può allora cominciare il vero lavoro: l'esercizio delle virtù. Virtù tramandate da un altro, virtù di un rituale, virtù di una comunione di pensiero, virtù di una discussione, virtù di un égrégore, o virtù emanando della sua propria persona, della sua propria concezione del Bene, tutto ciò tende, in fin dei conti, a renderci migliore, a "ammorbidirci il cuoio", ad aprirci al mondo manifestato.  
Ricordiamoci di questo grande iniziato che fu  il Maestro Kong Fu Tzeu (Confucius): "La virtù è più necessaria al popolo dell'acqua ed il fuoco. Ho visto degli uomini perire camminando nell'acqua o nel fuoco. Non ho visto mai nessuno perire camminando nella via della virtù."  
O ancora: "Il Maestro dice: "Iou, conoscete le sei parole, le sei virtù, ed i sei numeri, i sei difetti, nei quali casca  chi vuole praticare queste sei virtù e non cerca di conoscerle bene?  
Tzeu Lou Iou, alzandosi, rispose: "Non ancora."  
"Siedetevi, riprese Kong Fu Tzeu, ve li dirò:
Il difetto di  chi ama  mostrarsi benevolo, e non ama apprendere, è la mancanza di discernimento.
Il difetto di chi ama la scienza, e non ama imparare, è di cadere nell'errore.
Il difetto di chi ama mantenere le sue promesse, e non ama  imparare, è di nuocere agli altri, ( promettendo loro o accordando loro cose nocive).
Il difetto di chi ama la franchezza, e non ama imparare, è di avvertire e di riprendere troppo liberamente senza rispetto per le persone.
Il difetto di chi ama  mostrare coraggio, e non ama imparare, è di turbare l'ordine.
Il difetto di chi ama la fermezza di anima, e non ama imparare, è la temerarietà."  
Imparare sembra essere la parola d'ordine dell'insegnamento di Kong Fu Tzeu.  
Per migliorarci c'occorre imparare. Bisogna imparare a comunicare con noi stessi prima di tutto, ristabilire un legame rotto forse dalla più tenera infanzia, tornare alle sorgenti, alle nostre sorgenti.  
Ci ricordiamo del materiale di meditazione fornita dalla nostra Sorella Anne Benoist di Azy? Questo non era forse un invito, attraverso l'abbandono dei riferimenti al nostro mondo conosciuto, ad un ritorno all'unità primordiale dell'individuo? Bisogna sapere, al momento giusto, tutto dimenticare, ritrovare sé stesso, per, a partire dall'esperienza accumulata, rifare un mondo nuovo.  
Si dice dell'amore che sposta delle montagne. C'è qualche cosa di più forte, di più significativo che fu proferito da quando l'uomo è l'uomo.  
Il Cristo diceva: "Lasciate venire a me i  bambini."  
Questa frase, contrariamente all'evidenza non è forse cosi semplice da interpretare. Si tratta dei piccoli dell'uomo, o di adulti che hanno saputo ritrovare l'innocenza della gioventù, dell'infanzia?  
La scelta è fatta velocemente. Ritorniamo alla perfettibilità.
 
L'uomo è perfettibile? Sì, a certe condizioni, saremmo tentati di rispondere.  
 Deve volerlo, sembra essere la prima condizione.  
Poi che abbia il desiderio di lavorare su di sé, anche se il prezzo da pagare è considerevole, anche se gli occorre investire nella sofferenza. (Fisica, morale, individuale o collettiva).  
Che vada in un ambiente favorevole al risveglio ,  in un luogo Sacro e consacrato dove regnano la Fraternità, l'amore e la Benevolenza.  
Che non abbia il timore di rivelarsi com'è coi suoi difetti e le sue qualità, solo queste ultime sono interessanti per la collettività, ma i primi, i difetti, sono indispensabili per servire di "rivelatore" all'insieme dei Fratelli.  
Che prenda coscienza che nessuna missione importante gli sarà affidata finché non  avrà separato il sottile dallo spesso, finché non avrà preso atto di ciò che è.  
Il resto andrà da sè. Sarà Adeptus per tanto? Chi può rispondere? Chi non può rispondere?  
Una conclusione s'impone:  
Chi pensa avere trovato, è pressappoco sicuro, non di ingannare gli altri, ciò non è molto importante, ma di sbagliarsi sé stesso, ed è molto più grave.  
  Chi cerca e ricommincia cento volte , quello avrà una piccola opportunita di arrivare, nei limiti infimi che gli sono stati dati.  
Ma, come si dice: "Non è necessario sperare per intraprendere, né di riuscire per perseverare."  
NOTE  
I, René Guenon scrive, nella rivista il Velo "di Isis" Marzo 1933: , riportato da Claude di Ygé nella notizia raccolta dei filosofi chimici.  
Non c'è  iniziazione senza riti speciali ed appropriati. L'iniziazione, difatti, non è come nelle realizzazioni mistica, qualche cosa che cade di al di là delle nuvole, se si può dire, senza che si sappia né come né perché; riposa, al contrario su delle leggi scientifiche positive e su delle regole tecniche rigorose; non si saprebbe insistere troppo su questo per scostare ogni possibilità di malinteso sulla sua vera natura."  
2, la purificazione col fuoco - che non è solamente un simbolo immaginoso - faceva parte delle antiche iniziazioni. Il neofita doveva provare che aveva dominato totalmente la sua propria materia camminando su un letto di braci o di pietre portate al rosso scuro, 800 gradi C.. Questa usanza si perpetua in certe tribù dell'Africa oggigiorno ed in certe contrade delle Indie. L'alchimista non "copia"  ciò sottomettendo la materia  prima alla prova del fuoco (segreto), dopo l'aver ridotta in polvere fine?  
3, in altri termini, inutile  volere migliorarsi senza passare dallo stadio intermedio ma necessario della responsabilità, responsabilità alle cose del nostro mondo innanzitutto. A mio senso, è meglio un uomo poco dotato per le domande filosofiche ma che assume totalmente le sue responsabilità di padre e di capofamiglia che l'inverso...  
publié dans : INSEGNAMENTO communauté : Esotérisme et Spiritualité
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