Se si dà credito agli antichi documenti, il suo vero nome era Giuda. Probabilmente, a causa dell'impiego molto comune di questo nome presso i Ebrei, per distinguerlo dei suoi omonimi, sarebbe stato designato sotto il soprannome di Tomaso, che significa: "Gemello", come il nome greco di Didyme col quale si designa anche, l'evangelista San Giovanni.
Secondo una traduzione, sarebbe nato ad Antiochia, e degli scritti apocrifi raccontano che aveva una sorella gemella chiamato Lydia.
All'epoca dove sentì il richiamo di Gesù, Tomaso doveva condurre in Galilea, come la maggior parte degli altri apostoli, un'umile esistenza di pescatore. Fu scelto tra tutti i discepoli per comporre il Collegio dei dodici principi della sua Chiesa.
Il vangelo parla di lui diverse volte; particolarmente:
- Dopo la morte di Lazzaro, fratello di Marta e di Maddalena, alcuni dei discepoli volevano dissuadere, Gesù, di andare in Giudea, sapendo che i Pontefici ed i Farisei avevano cospirato contro la sua vita, Tomaso prese generosamente la parola e dice loro: "Andiamo anche noi, affinché se occorre, moriamo con lui."
In questa circostanza, mostrò più carità degli altri apostoli perché, non c'è più grande amore che dare la sua vita.
Quando Gesù parlò loro alla vigilia della sua passione, delle diverse case della casa di suo Padre e del luogo dove andava, aggiunse: "Sapete dove vado e ne sapete la via". Tomaso, per essere informato meglio di questo mistero, replicò loro: "Ignoriamo, Signore dove andate, né come ne sappiamo la strada"?
La risposta di questo apostolo diede occasione al nostro Divino Maestro di pronunciare questo grande oracolo: "Sono la Via, la Verità, e la Vita; nessuno va da mio Padre senza passare per me. Se mi conosceste, conoscereste anche mio Padre e lo conoscerete presto, e l'avete anche già visto" .
Ma, la più celebre scena fu dopo la risurrezione del Salvatore. Gli apostoli gli dissero: "Abbiamo visto il Signore". era giusto dunque, che credè ad una testimonianza così autentica; tuttavia dubitò e non volle aggiungere fede: "Se non vedo nelle sue mani" rispondesse loro , i buchi che i chiodi hanno fatto, se non ci metto il dito, e la mano nel suo fianco, non crederei.
Rimase otto giorni in questo sentimento, dubitando sempre e sperando sempre.
Ma il buono pastore venne a cercare sua pecora che rischiava di perdersi. Apparve una seconda volta ai suoi apostoli tra i quali era Tomaso e dopo avere dato loro la sua pace, si rivolse a questo discepolo e dice: "Porta il tuo dito qui e guarda bene le mie mani; avvicina la tua mano, mettila nel mio fianco e non essere più incredulo, ma fedele". Allora, Tomaso simile ad un uomo che si sveglia da un profondo sonno, e passando dall'incredulità ad una fede ardente e luminosa, esclamò: "Dominus meus et Deus meus", il Mio Signore ed il mio Dio. Allora il Salvatore gli disse: "Perché mi hai visto Tomaso, hai creduto, felici quelli che non hanno visto affatto e che hanno creduto."
Come i suoi colleghi nell'apostolato, Tomaso si ritirò al Cenacolo dopo l'ascensione del Maestro e si preparò nella preghiera alla venuta dello Spirito Santo. Il giorno della Pentecosta, fu riempito come loro dello spirito Divino sceso sotto forma di lingue da fuoco ed ricevette tutti questi doni.
La storia è quasi muta sui lavori apostolici di San Tomaso. Si ha su questo punto solo le tradizioni registrate negli scritti apocrifi.
Evangelizzò la parte del regno dei Parti compresa tra il Tigre e l'Eufrate; si dice anche, che penetrò fino nella grande isola di Taporbane o Sri Lanka ed anche fino nella Cina. Difatti, il reverendo Padre Athanase Kircher, tedesco, della compagnia di Gesù, riporta nel suo libro intitolato: "Sina illustrata", che i Portoghesi che passano dalle Indie, notarono che i cristiani di San Tomaso dicevano nel loro ufficio, in lingua syriaca o chaldaïca, le seguenti parole,: "Grazie a San Tomaso, i Cinesi e gli Etiopi sono stati portati alla conoscenza della Verità."
Si è scoperto, in Cina dove la religione cristiana era insegnata, dei monumenti più vecchi, fra l'altro, una croce di Ferro del peso di tremila libri e l'iscrizione su questa croce segna l'anno di Gesù Cristo: 239.
Il Padre Athanase Kircher dice aver tirato dagli archivi dei cristiani di Méliapour, a cura d el Padre Henri Rhod, uno dei grandi missionari della sua compagnia, il seguente itinerario di Tomaso
"Dopo avere percorso l'Armenia e la Mesopotamia, si rese in una città della Persia chiamata Soldanie dove acquistò un'infinità di servitori a Gesù Christ; che là, entrò nei vasti regni di Candahar, di Cahut, di Caphurstan e di Cazatarat, che passò poi i monti del Tibet, vicino al Bengala e che arrivò infine, per il Decan, al regno di Narsingue ed in città di Méliapour. Consacrò dei vescovi e dei preti dovunque e che raccolse anche questi vescovi in concilio in questa città. Ci sono ancora lettere testimoniali negli stessi archivi di questi cristiani."
Dove e come morì San tomaso?
Successi così felici, procurarono presto a questo predicatore la gelosia dei brahma, preti dell'India, addetti agli idoli. Decisero di farlo morire ed un giorno che San Tomaso pregava con fervore, sulla pietra al piede della croce, uno di questi preti l'uccise con un colpo di lancia. La tradizione dice che i soldati che accompagnavano questo sacrilegio lo stordirono coi sassi per poi traffigerlo di frecce. Il suo sangue schizzò sulla pietra e sulla croce.
Il martirologo romano dice che ciò succede a Calamina, cioè Méliapour. Calamina viene di Calurmine che in lingua di Médabar significa Calur = su e Minò = pietra. È l'osservazione giudiziosa di A. Kircher, fondata sugli annali di Medabar.
Gli storici portoghesi raccontano che si scoprì in 1532 tra le rovine di Méliapur, il sepolcro di San Tomaso e che furono trovati suoi ossa gloriosi portati in grande solennità a Goa, capitale dei possessi portoghesi dell'India.
Nel medio Evo, San Tomaso era il padrone degli architetti, dei muratori e degli scalpellini. Ciò consegue dalla "leggenda dorata" del felice Giacomo di Voragine che il re delle Indie, secondo la quale Gondo, aveva mandato il suo Prévost Abbanes alla ricerca di un uomo molto abile per costruire un palazzo secondo il modo romano.
Il Signore avrebbe presentato all'inviato, l'apostolo Tomaso che, partito alla corte dal principe, avrebbe fatto il disegno di un palazzo ammirevole.
Tutto sembrerebbe scritto su San Tomaso e conosceremmo su di lui, dai Vangeli solo un apostolo che, perlomeno, era roso dal fuoco cocente del Dubbio e che si è riunito al Cristo solo quando ha saputo.
Tutto sembrerebbe scritto.... è il lato essoterico che conosciamo e vi propongo di approfondire la personalità di Didyme Giuda Tomaso.
Nel 1945, vicino a Nag Hammadi in Alto Egitto, dei contadini esumarono, di una galleria rocciosa, una giara che conteneva dodici manoscritti religiosi in cuoio, scritti in lingua copta su papiro; e che risalirebbero, secondo gli specialisti, all'II° secolo dopo Gesù Cristo e certamente oltre ancora.
I commentatori sono d'accordo per attestare che i Vangeli, sotto la loro forma canonica, sono la conclusione di redazioni successive di quarta o quinta mani.
Invece, un esame del testo copto del vangelo secondo Tomaso non rivela nessun ritocco linguistico e sarebbe anche una delle sorgenti principali per la redazione dei Vangeli.
Il vangelo secondo Tomaso porta un messaggio che è rimasto straniero al mondo Giudeo cristiano, dunque alle filosofie ed alle teologie che derivano.
Ecco dunque ai miei occhi, il Logion che garantisce a Tomaso un posto insospettato vicino a Gesù:
Gesù dice ai suoi discepoli: "paragonatemi, ditemi a chi somiglio"?
Simon Pietro gli dice: "Somigli ad un angelo giusto."
Matteo gli dice: "Somigli ad un filosofo saggio."
Tomaso gli dice: "Maestro, la mia bocca non accetterà assolutamente che dica a che somigli."
Gesù dice: "Non sono tuo Maestro, perché hai bevuto e ti sei ubriacato alla sorgente ribollente che ho io stesso misurata". Ed lo prese da parte. Si ritirò e gli disse tre parole. Ora, Tomaso essendo ritornato verso i suoi compagni, questi l'interrogarono: "Che cosa ti ha detto Gesù"?
Tomaso disse loro: "Se vi dico una delle parole che mi ha detto, prenderete delle pietre e le getterete contro di me; allora un fuoco uscirà dalle pietre e vi bruceranno". (Tomaso, Logion 13.
Rileggendo attentamente le parole di Gesù, ci accorgiamo che Tomaso era il discepolo iniziato. Boddidharma, il primo patriarca del buddismo Tch'an, volle come Gesù provare il grado di visione profonda dei suoi discepoli. Disse ad uno dei suoi discepoli: "Hai il mio midollo", volendo cosi mostrare che la verità non può essere espressa dalle parole e che il discepolo era diventato l'uguale del Maestro.
Le 114 Logia del vangelo secondo Tomaso, ci permettono di scoprire un'analogia e delle corrispondenze sorprendenti con l'Oriente (Tch'an, Tao, Bhagavad-Gîta, Sufismo).
Per dippiù Gesù non è legato ad un luogo, è venerato in Oriente come in Occidente.
Durante le sue assenze della storia, Gesù è andato in India e nel Tibet che possiede dei documenti che lo riguardano .
Un documento in lingua Pali che si trova nel monastero Hémisleh nel Cachemire dichiaro che quando Gesù lasciò il suo paese natale, si rese, prima in Egitto e durante due anni, studiò l'antica religione di Osiris; poi gli insegnamenti di Gautama Budda in India.
Restò dodici anni in un monastero del Himalaya dove studiò gli Scritti sacri.
Gesù non era d'accordo coi "Maestri" sulla reincarnazione.
Afferma che era l'anima o spirito che si reincarnavano e non il corpo materiale e l'anima come lo pretendevano i "Maestri."
Se ho fatto un largo posto a Gesù, è per far meglio capire "la complicità" e il cammino di San Tomaso.
Per la comprensione di questa comunicazione, richiamo un altro spirito straordinario: Apollonios di Tyane.
È nato in Cappadocia nell'anno 4 prima di Gesù Cristo ed è morto probabilmente nel97 dopo, dunque contemporaneo di Gesù e di Tomaso.
La chiesa cristiana ha usato della sua influenza per fare passare Apollonios per un semplice mito. Tuttavia, il "mito" scrisse 97 lettere e l'imperatrice Julia Domna, seconda sposa di Septimo Severo, incaricò Filostrato, scrittore greco verso 175 - 249 dopo Gesù Cristo, di scrivere una biografia di Apollonios.
Oltre queste 97 lettere, gli rimise i libri di Moeragenes ed il giornale intimo di Damis. Apollonios era intelligentissimo.
Sviluppò i suoi doni di veggente e di terapeuta. È a Ninive (Mespila) che incontrò l'assiro Damis che diventò al tempo stesso la sua guida, il suo compagno leale ed il suo alunno. È a Damis che dobbiamo, in gran parte, il racconto delle loro peregrinazioni in India ed in Tibet.
Le realizzazioni scientifiche ed intellettuali, degli abitanti della Città persa del Tibet, impressionarono Apollonios.
Questi abitanti misteriosi praticavano correntemente ciò che chiamerò le Scienze di avanguardia! , Levitazione - Magnetismo Telepatia - Sdoppiamento - eccetera...).
Dopo un lungo soggiorno, arricchito di insegnamenti filosofici ed occulti, i due uomini ridiscenssero nelle pianure dell'India e ripresero la loro lunga strada verso l'occidente.
Giunsero infine a Smirna dove secondo il Maestro Hiarchas, Apollonios doveva ritrovare una statua della sua ultima incarnazione sotto i tratti di Palamède. La trovò.
La morte del filosofo ed il luogo dove fu inumato non sono menzionati dalla storia. Ma la sua missione aprì la via ai cinque buoni imperatori: Nerva, Traiano, Adriano, Antonino il devoto e Marc Aurèlio.
"Quelli che sapevano"...
Gesù, Apollonios e Tomaso avevano il dovere obbligatoriamente di effettuare un viaggio materiale nelcuore di questa contrada. era per incontrare dei Saggi dai poteri importanti? ... o per stabilire un confronto tra l'Oriente e l'Occidente?... o per compiere una missione universale dove solo alcuni "Esseri scelti", mediante Religioni e delle Filosofie di tutti i paesi, nel Tempo, avrebbero avuto accesso per condurre bene la sorte degli uomini, per stabilire l'età dell'oro con la Spiritualità nel senso più profondo del termine?...
Uno dei rari a portare la prova inconfutabile dell'esistenza, in questo tempo, di questa città misteriosa ed occulta fu Apollonios.
Uno solo, Iniziato Divinamente, alle assenze curiose della storia ma che, molto certamente, fu quello che doveva stabilire la sintesi di un'era nuova: Gesù.
Sui dodici apostoli missionnati dal Cristo per portare la buona notizia, uno solo è partito alle Indie ed in Tibet: Tomaso.
Tre interrogazioni: Gesù, Tomaso, Apollonios, per una sola risposta,: l'Oriente, (le Indie ed il Tibet.)
Così Apollonios di Tyane ha voluto riempire una missione tutta personale, il discepolo Tomaso ha seguito le tracce del suo Divino Maestro.
Ciò che prova perfettamente "che si è ubriacato della sorgente ribollente" di Gesù e che fu il solo.
San Tomaso è il solo apostolo ad avere evangelizzato le Indie ed il Tibet, ed avrebbe diritto alla qualifica del vangelo canonico, "il discepolo che Gesù amava",; quello che ha diviso i pensieri segreti del Divino che "non fu suo Maestro"...
BIBLIOGRAFIA
I piccoli Bollandistes di Monsignore Paul Guérin - Tomo 14 1876.
La rivista dei Santi - Casa della Buona Stampa Dicembre 1929
La vita dei Santi di M. Mesenguy - Tomo 2 1826.
Vita dei Santi di R. Padre Francesco Giry - Tomo IV 1860.
Il tempo fuori dal Tempo di Gabriella Carmi - Edizioni Amrita.
Il vangelo secondo Tomaso di Philippe di Suarez - Edizioni Métanoia.
Parole di Gesù e pensiero orientale di Emilio Gillabert - Edizioni Métano.
Shamballah, oasi di Luce di Andrew Thomas - Edizioni Robert Laffont.
L'universo segreto di Mu, di James Churchward - Edizioni "ho letto
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