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Con affetto.

Legge di Ermete

  CERCATORE,
la legge di Ermete come quella di Amra  ti da l'obbligo morale di ritrasmettere quello che hai capito della Via; Ogni volta condurai un fratello, una sorella sulla via dell'iniziazione, sarai artigiano della Grande Opera, compagno sulla via delle stelle, artigiano  dell'opera spirituale che portera alla fine  del carma individuale quanto collettivo

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Mercredi 14 mai 2008

Amico, conoscerai il dubbio, come gli Antichi l'hanno conosciuto prima di te. Il dubbio è un velo dell'oscurità, ma ti impedirà anche di commettere gli errori del temerario. Bisognerà sederti sulle panche della nostra scuola per lunghi anni ed apprendere senza pausa ma alla fine della strada, nessun diploma ti sarà rimesso. Non confondere neanche la porta della nostra Casa con quella del tuo tempio interiore. Puoi uscire da qui quando ti pare ma, te lo ricordo, non potrai rinunciare alla strada che comincia sul sagrato del tuo tempio. 

Oswald Wirth diceva: "La vocazione iniziatica s'incontra solamente tra i vagabondi spirituali e mistici che errano nella notte dopo avere disertato le loro chiese, le loro scuole filosofiche o i loro guru, per non aver trovato la vera luce." 

L'iniziazione, esattamente come l'arte, non deve essere una fine in sè per te. Ti occorre conoscere perché desideri farti iniziare. Sta attento che il tuo desiderio non sia dettato dalla semplice curiosità perché il desiderio di sensazionale occulto rischierebbe di deluderti. 

Il tuo desiderio di essere iniziato deve venire dall'amore di servire o dal desiderio di conoscenza, conoscere volendo dire nascere con. Devi desiderare con tutto il tuo cuore e  tutta la tua anima la conoscenza dei misteri della vita universale. 

L'iniziazione è solamente una chiave che apre una porta, quella del tuo divenire. Ti dà  accesso ad un mondo più vasto di quello che frequenti  oggi. Ti daremo, col passar del tempo, tutto ciò che abbiamo oggi. Sarai dei nostri ed avrai in compenso la nostra conoscenza così come il nostro pane di vita. Ti insegneremo la Saggezza dei nostri Maestri trasmessa di secolo in secolo. Ma prima, dobbiamo dirti alcune parole sulla nostra Loggia: i nostri compagni praticano come principali doveri: 

Onorare Dio. 

Onorare e conservare i beni della nostra Loggia. 

Sostenere i loro fratelli e sorelle compagni in ogni circostanza. 

                   I compagni dividono tra di loro tutti i benefici che ricevono della vita perché sanno che questi benefici sono trasmessi loro da Dio affinché possano venire in aiuto agli altri. Non dimenticare che la parola (cum-pane) compagno viene della parola latina "companis" e vuol dire: chi divide il pane. I compagni dividono tra di loro un insegnamento filosofico Tradizionale, trasmesso dai secoli attraverso l'iniziazione. Quest'insegnamento è olistico. Comprende la filosofia, la teosofia, la gnosi cristica e la psicologia mistica. Prefigura la trasformazione del vecchio uomo in un uomo nuovo, spirituale e divino. La croce sulla spalla rappresenta il vecchio uomo e le sue sofferenze in questo mondo.  

Lo scopo del compagno è di dividere il suo pane coi suoi fratelli e sorelle, in senso proprio come lato. 

La nostra Loggia non è né una società segreta, né una setta, né un ordine laïco ma un assembramento di uomini liberi agendo per uno stesso scopo. Niente sarà nascosto a chi si mostra degno di ricevere gli arcani dei nostri padri. Se ci trovi discreti,  è semplicemente perché non abbiamo nessun ambizione di proselitismo. Non corriamo dietro a  nessuno e non cerchiamo di convincere nessuno. I nostri Maestri sono anonimi e spesso sconosciuti a tutti. Per evitare ogni culto della personalità, vivono tra gli uomini, come il comune dei mortali. Qui, nessun guru è da venerare

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Mercredi 10 janvier 2007

Un anno fa, questo 10 Gennaio,  Raymond Bernard ci lasciava.

Legato supremo dell'Anziano e Mistico Ordine della RosaCroce (A.M.O.R.C), Grande Maestro dell'ordine Sovrano del Tempio Iniziatico (O.S.T.I) e presidente del Cerchio Internazionale di Ricerche Culturali e Spirituali (C.I.R.C.E.S), dedicò la sua vita a far conoscere e comprendere ad una largo pubblico il pensiero tramandato dai nostri Antenati, tanto Rosacruciani che Templari. Piegò parecchie volte il ginocchio sotto il fardello che rappresentava quelli e quelle che vedevano solamente onore e potere mediante le organizzazioni Tradizionali. Ma ogni volta sì rialzò, ritrovando istantaneamente quel sorriso che lo lasciava solamente raramente, per dinamizzare quelli che, affianco a lui, perdevano già speranza.

Fra chi lo incontrò, non lasciò nessuno insensibile, ne in un senso ne nell’altro, ma quelli che l'hanno seguito hanno sempre saputo perché. Ciò che ci portò resterà per sempre inciso nei nostri cuori e nei nostri Spiriti. E c'importa poco ascoltare le numerose critiche che furono emesse contro la sua rettitudine, il vero Cavaliere non ascolta i " hanno detto ", non giudica l'uomo, anche se cadesse, ma resta fedele a quello che seppe comprenderlo, ascoltarlo e condurlo nella tormenta della Via e della Vita. Fu per me un Maestro, ma innanzitutto un Fratello ed un amico, la sua memoria resterà per sempre incisa nel mio cuore.

I miei pensieri all'istante si girano naturalmente verso Cristiano, suo figlio e verso suo tenera sposa Yvonne che seppe accompagnarlo, senza lamentarsi mai della Via che gli aveva tracciato le sue guide. Ascolta il vento, mi diceva , trasporta Verità e Conoscenza ! Oggi Raymond, trasporta anche la tua Voce ! E tuo Spirito si farà sentire durante tanti anni.

Nato un 19 Maggio 1923, pose il CIRCES sotto la dedica del numero 19, morì sotto la riduzione teosofica del 19. ed il Sole continua di illuminarci.

Per concludere, ecco un brano del suo libro pubblicato agli edizioni rosicruciennes : nuovi messaggi del Sanctum Celeste pp.214 e 215 che mostrano bene come concepiva la sua carica. Chi vuol sentire...

. "Non c’è dubbio che quelli chiamati a dirigere un'organizzazione mistica e tradizionale lo sono per decisione cosmica, qualunque sia il modo in cui sono stati chiamati. La loro natura umana non ha niente a che vedere con la scelta di cui sono stati l'oggetto. Ed è per la loro natura interiore e le loro possibilità d’azione che sono stati eletti. È normale e comprensibile che abbiano un aspetto negativo senza il quale  nessun'essere può, sul piano fisico, esistere. Quest’aspetto forma la loro individualità ed è stato tenuto conto nel momento in cui sono stati scelti, perché quest’aspetto stesso era utile alla loro missione. Aspettarsi di trovare solamente l'aspetto positivo da un mistico, spesso investito delle grandi responsabilità, è un errore serio. Su quest'argomento, l'Occidente dovrebbe raccogliere la lezione del suo maggiore nella via spirituale - l'Oriente - dove dal Maestro, tale qual’ è, la luce è ricercata. Cosi il discepolo, impara a superare le apparenze ed a percepire oltre la conoscenza. Se si aspetta di scoprire da chiunque, l'esempio che ricerca, senza sforzo, significa che ha ancora molto da fare e nessun Maestro vero gli faciliterà, a questo riguardo, il compito. Amplificando lo schermo del suo aspetto negativo, respingerà piuttosto il discepolo verso sé-stesso, finché questo capisca, tramite lui o attraverso altri, che il solo maestro è il maestro interiore. Avendo scoperto questo, il discepolo comprende, allora, la verità nell'atteggiamento del Maestro. Se non fosse stata tale, quali progressi personali, avrebbe potuto sperare, basando sua evoluzione su un altro,?

"Dirigere un organizzazione iniziatica consiste nel badare che tutto ciò che è utile alle loro esperienze sia procurato ai ricercatori accettati. 

Raymond BERNARD

Amichevoli pensieri a tutti nell'unità del nostro Divino Maestro in Cristo.

 

 

par Marie de St Clair publié dans : La Via e l'Iniziazione communauté : Esotérisme et Spiritualité
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Jeudi 19 janvier 2006

 01 Gennaio 2006

 

Comunicazione 11 c- Sui Templari

 

Templari e Harodims si sono trovati su numerosi punti comuni. I Harodims studiavano tra altre scienze, la cosmogonia e le proiezioni zodiacali delle costellazioni stellari di cui i simboli sono i segni dello zodiaco. Hanno assicurato la trasmissione iniziatica delle tradizioni, delle civiltà iperboreali che si sono perpetuate nella civiltà indù ed atlante. I Templari da parte loro erano depositari della tradizione primordiale che si riferisce alle loro origini ed al mistero del Graal di cui il simbolismo si ritrova nella loro azione per la difesa della Terra Santa ed il mantenimento della Tradizione religiosa e metafisica.

 

I harodims, discendenti dei patriarchi ebrei, Abramo iniziato in Caldea, Isaac in Egitto, Jacobbe di origine fenicia ed iniziato in Egitto, avevano in comune la sete del deserto. Essi detestavano le città dove furono prigionieri dei re dell'Assiria. Avevano adottato le regole dell'ordine di Hélohim, praticano il culto familiare, il rispetto della donna e l'amore appassionato dei loro figli. Proteggevano la tribù e praticavano la legge dell'ospitalità verso lo straniero.

 

I Harodims rivelarono ai Templari i loro segreti che interessano l'utilizzazione dei metalli e l'arte di costruire che loro stessi detenevano in parte dagli arabi e dai bizantini. Avevano logge iniziatiche dove le Tradizioni dell'Egitto faraonico e della Grecia antica erano praticate. Si può credere che gli scultori, pittori, poeti, padrone-vetrai, eccetera... formavano una  stessa Loggia.

 

I templari hanno perfezionato la loro arte di costruire e l'influenza degli arabi appare in particolare nei motivi ornamentali delle loro chiese dove si possono vedere passaggi del Corano scritti in koufite. Esistono ancora alcune chiese in Francia che hanno questi ornamenti: a Moissac, al Puy, al Santo Lizier nell'Ardèche, al Santo Guilhem nel Hérault. I muratori del Tempio di Salomone ed i loro sinceri artigiani potevano circolare liberamente. Godevano della" libertà di passare" e trovavano dovunque aiuto e protezione. Avevano grande franchigie grazie a San Bernardo. Sarebbe l'origine della parola" massone", in opposizione col muratore semplice e libero ma che non beneficiava di nessuna franchigia. Nelle loro costruzioni, mettevano dei segni simbolici esoterici di cui certi appartenevano all'alfabeto runico e altri allo Ziza ebraico che è una deformazione dei caratteri ebrei influenzati dalla vecchia scrittura germanica. La loro più gran loggia in Germania nel XII° secolo si trovava a Strasburgo. Conferiva dei titoli e giudicava in tribunale supremo.

 

La leggenda dice che la Massoneria templare del regno di Gerusalemme  fu importata in Fiandre e nel Hainaut. Si pensa che in Inghilterra, fu il nocciolo costitutivo della" Compagnia dei Muratori di Londra" che si è affermata all'inizio del XIII° secolo. Poi, si sono distesi nel mezzogiorno della Francia. In 1314 è stata fondata la grande Loggia di Harodim di Kilvining in ricordo degli antichi templari.

 

Alla stessa epoca - 1314 - in Scozia, Robert Bruce creò l'ordine di Cavalleria del Sant’Andrea del Cardo, per ringraziare i Templari di avere combattuto con successo alla battaglia di Bannockburn che fu decisiva per l'indipendenza della Scozia.

 

Il simbolismo numerale dei Templari era simile a quello dei Harodims. L'orologio cosmico dei Templari, che si ritrova nei graffiti del castello di Chinon, fa apparire dei dati tradizionali sui cicli storici legati ai movimenti dei pianeti e degli astri. Secondo la Cabala, nell'orologio cosmico che si riferisce alle ore, fatto con l'unità in misura: la grossa = 12 x 12, si ritrova il numero 144 che corrisponde ai 1 440 minuti del giorno; Nell'orologio di Salomone, il simbolo del pentacolo indica l'origine dell'iniziazione. Si ritrovano i segni solari sacri della croce celtica e del crisma che è anteriore al Cristianesimo.

 

Si sa che nell'IX° secolo, i costruttori Caldei d’Irlanda e della Scozia hanno dovuto emigrare sul continente, dopo la scomparsa della chiesa celtica condannata, e si sono raggruppati in società segrete. È per questa ragione che certe chiese portano ancora segni celtici e cristiani, particolarmente in Bretagna.

 

Intorno a 1120 e durante 80 anni, i Templari ebbero numerosi contatti con gli Ebrei, Ismailiti, arabi e bizantini. La loro costruzione, fino là romanica, si è trasformata. Certe chiese diventano secolari - a Parigi ed a Londra - o poligonali, come quelle di Sigovia, Montmorillon, Laon e Metz.

 

Ispirati dai simboli della Shekkina - insieme dei simboli cabalistici - i costruttori delle chiese e cattedrali hanno scolpito spesso sui loro pilastri, il foglio di salice che rappresenta l'immortalità.

 

Nei misteri antichi, questo foglio era il ramo d’oro che diventa l'acacia della massoneria e ha due significati: innocenza e purezza. Parimenti i rosoni delle chiese e la rosa hanno una grandissima importanza. Nella Shekkina, i rosoni si chiaman, la" ruota", il" rouah", soffio divino. La rosa,  vecchissimo simbolo alchemico, rappresenta la conoscenza dei misteri del Grande Opera, la conoscenza integrale, l'illuminazione. Possiede cinque, otto, quindici petali, legati alle corrispondenze consacrate da Pitagora (Sviluppo architettonico, matematica segreta). È il simbolo della perfezione compiuta. Il rosa fiore e la rosa dei venti segnano il passaggio del simbolo a quello della ruota. Bianca, significa il sacrificio, rossa, il dovere.

 

Nelle chiese, ci sono sempre tre rosoni. L'abside fa fronte al Sud-est, il transetto è orientato dal Nord-est al Sud-ovest; ne risulta che il rosone settentrionale è privo sempre dei raggi del sole. , In alchimia: opera al nero. Il rosone Sud-est è illuminato a mezzogiorno dal sole (opera al bianco) ed il grande rosone principale fiammeggia al sole calante (rubificazione).

 

I rosoni di Notre Dame di Parigi rappresentano il sole cinto dei suoi dodici petali che sono i dodici segni dello zodiaco. Il primo dei segni dello zodiaco raffigurato sulla rosa occidentale è il segno del Pesce. Tuttavia, i calendari medievali cominciano dal segno dell'Ariete. Non ne conosco la spiegazione. La Vergine del portale porta al centro della sua croce, una rosa selvatica, chiamata per errore il giglio.

 

Sul grande rosone della cattedrale di Amiens, si vede il pentagramma di armonia invertito. Nei tempi vecchi, si danzava sul sagrato delle cattedrali ed anche all'interno la sardanna che è una danza circolare sacra che rievocava il rosone. Questa tradizione è praticata ancora in certe chiese, dove si balla - nella chiesa e verso l'esterno - il giorno della festa del Santo. È il caso, in particolare, a Barjols, nel Var, dove per  San Marcello, il curato trascina  suoi fedeli a cantare ed a ballare" la tripette."

 

Nelle chiese, il Graal è rappresentato da un vaso o una coppa, il Graal celtico da una coppa posta su una palla. Questa riposa su uno zoccolo triangolare che ha una barra verticale di mezzo, questo zoccolo corrispondente ai tre reparti della luce emanata di Dio: Amore, scienza, verità. I Templari iniziati operavano per il progresso e la liberazione dell'uomo. Hanno cercato di combattere le ingiustizie. È per questa ragione che sono stati spesso in disaccordo col potere. Dopo lo scioglimento dell'ordine, certi templari si sono rifugiati all'estero o nascosti in Francia, nelle società segrete esistenti. È a quest’epoca che le Masserie si sono create allo scopo di preservare e di inseguire il loro ideale. I Templari pensavano che il proprio del creatore è di rinnovare la sua opera; il proprio dell'uomo è di rinnovarsi per migliorare su tutti i piani. È nell'attività creatrice che si fabbrica la continuità e l'unità dei tempi. Le origini lontane del pensiero dell'uomo si trovano nel pensiero divino che, condensandosi, diventa parola, poi luce, facendo la fusione dello spirito e della materia nell'ordine della natura.

 

Le opinioni, come i visi, sono diverse. Il pensiero umano ha un fondo comune: l'intelligenza. Quello che, a mio avviso, è personale, è la logica che indica il modo di pensiero di ciascuno. La verità ha degli aspetti multipli, ciascuno è attirato da una forma per la quale ha più affinità. Nel seno di una Masseria, gli esseri raggruppati si realizzano individualmente alla luce di un identico ideale. Lavorano per l'evoluzione di tutti. Offrono un appoggio a chi si urta contro le difficoltà della vita. Man mano ci si trasforma, si ottiene una migliore comprensione dei fatti. Spesso i peccati dei padri hanno delle conseguenze sul destino dei bambini, come lo pensano i cabalisti. Per una migliore comprensione delle cose occulte, si può decantare il problema personale e  riuscire a risolverlo orientando diversamente suo pensiero con una più grande lucidità. Si ritrova l’equilibrio, si nasce ad una vita nuova, e man mano, si diventa un adepto pronto a ricevere l'iniziazione. Allora, a questo punto, davanti alla comunità, il fondatore di questa imporrà sulla testa dell'adepto le mani, strumenti di azione umana, gli comunicherà segretamente una parte del suo potere spirituale trasmesso, gli toccherà il cuore, sede dell'intuizione e la spalla sinistra in segno di forza. Il Magister-Templi istituirà così un capo di comunità che animerà a sua volta una Commenda.

 

Un commendatore che impone la sua benedizione rivive la sua propria esperienza in Dio. Così, si agiva nell'Ordine del Tempio.

 

Aggiungerò che non c'è valore acquisito nella via dell'iniziazione. Bisogna combattere, è la “Ricerca”per la costruzione del Tempio terrestre, nella Fraternità degli uomini.

 

 

 

par Marie de St Clair publié dans : La Via e l'Iniziazione
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Jeudi 19 janvier 2006

 Comunicazione N°11 b- Influenza degli Harodim, Cabalisti ed Alchimisti

 I simboli più comuni in alchimia sono: il cardellino, uccello considerato dagli antichi come il simbolo di lunga vita, perché nutrendosi di semi di cardo che è un ricostituente. Si ricollega attraverso i secoli alla Tradizione. Come la fenice, è simbolo d’immortalità. La fenice templare è l'uccello mitologico della reincarnazione attraverso la prova del fuoco.

 L'aquilegia, pianta maschia e femmina, rappresenta l’amore perfetto, i due principi che si uniscono per creare. Fu un segno di riconoscimento presso gli iniziati.

 Leonardo da Vinci firmava certe delle sue opere con un fiore di aquilegia, vedere al Louvre “Bacco" ed il" Battista"). In altre opere, si trova sulla tela, un piccolo cardellino, da qualche parte.

 

Nella corrispondenza privata di Cristoforo Colombo, si ritrova il simbolo dell'aquilegia allungata così come un segno ebraico, o sul lato di una pagina, o nella sua firma.

 

Dante che apparteneva ad un terzo Ordine templare, segno certi versetti nello stesso modo. "La Signora" di Dante è quella dei pitagorici, e rappresenta la saggezza. Nelle sue opere, Dante sceglie per guida" al Paradiso" San Bernardo di Clairvaux, che ha stabilito la regola templare.

 

Dante si serve della cifra 9 come cifra sacra, simbolismo della trinità: spirito, anima, corpo, ciascuno che ha 3 aspetti e 3 principi. Si ritrova questa cifra 9 nel Cantico dei cantici; è utilizzata anche dai Templari.

 

La croce di Sant’Andrea è l'equivalente del cardellino, e rappresenta la vite, il sangue, l'immortalità. Il simbolo adottato dai Templari, del Cavaliere allungato sfoderando la spada dalla mano destra, il fodero mantenuto dalla mano sinistra ed avendo le due gambe incrociate in x, rievoca la croce del Sant’Andrea. Rappresenta anche il 29e grado del rito massonico, Cavaliere dell'ordine del Cardo, grande scozzese del Sant’Andrea di Scozia.

 

Il vaso è il simbolo dell'intelligenza e dell'amore che sparge la grazia e le benedizioni nella valle. La montagna è l'altro polo corrispondente alla valle; rappresenta il termine dell'evoluzione umana, la funzione psichica che conduce l'uomo alla cima del suo sviluppo. Questo simbolo è rappresentato da Leonardo da Vinci in particolare nel suo quadro" Anna, Maria ed il bambino", valle e montagna.

 

Talvolta, il vaso è corredato da un libro. Questo è considerato come rappresentante il" Verbo", legame tra l'uomo ed il divino. Il vaso è rappresentato anche nel segno zodiacale dell'Acquario. La Genesi parla del simbolo dello zampillo della fontana di vita.

 

Il Drago, simbolo molto comune, personifica i quattro elementi che rappresentano le prove iniziatiche. Ha delle ali: aria; cammina: terra, sputa: fuoco, nuota: acqua. Il trionfo dell'uomo sul drago è la vittoria dell'uomo su sé stesso.

 

Si trovano rappresentazioni del drago nei graffiti tracciati dai Templari nelle loro prigioni.

 

Ritorniamo in Egitto...

 

Nella Tradizione egiziana, il Tempio di Salomone raffigura il cosmo. In certe camere del Tempio c'era:

 

· - Un candelabro a sette rami d’oro, chiamato in ebraico la menorah, collocata dal lato Sud del tabernacolo. Rappresenta Saturno, il Sole, la Luna - due rami ciascuno - o i tre periodi dello sviluppo dell'uomo prima di incarnarsi. Il settimo ramo, con una lampada alimentata dall'olio d’oliva pura, rappresenta la luce spirituale.

 

· - Lato Nord del tabernacolo, un tavolo sul quale sono i pani di proposta. Sono i dodici pani azzimi senza lievito, disposti in due mucchi, rappresentando le dodici tribù d'Israele, i dodici mesi dell'anno. Li si chiamava il pane vivente, che matura l'anima ed erano cambiati ogni sabato.

 

· - L'altare posto al centro davanti al tabernacolo, porta un brucia incenso, composto di olibano e di resine dolci che bruciano continuamente affinché chi si trova intorno al tavolo o sul sagrato del tempio, alzi una preghiera silenziosa verso Dio.

 

·  - L'arca d’alleanza posata su o vicino all'altare, sugli ali dei cherubini, simboleggia  gli intelligibili  o iniziati.

 

·  - La lastra centrale la cui posizione è scelta accuratamente, è il punto cosmico d’incontro tra il terrestre ed i celeste. L'entrata del Tempio, situato all'occidente, simboleggia la strada che va dall'Occidente all'Oriente, verso la luce, seguendo l'asse longitudinale del Tempio. A Oriente è raffigurato il Delta, immagine simbolica del cosmo, del mondo e dell'uomo.

 

Per accedere al Tempio celeste, bisogna realizzarlo in sé stesso, vivere in spirito la sua costruzione. L'orientamento del Tempio si è trasmesso alle Chiese cattoliche.

 

Il Tempio possedeva un labirinto che riempiva una funzione magica e che era chiamato" segreto di Salomone." Il labirinto riprodotto in certe cattedrali si chiama labirinto di Salomone. È inciso spesso sul suolo e rappresenta la firma dei costruttori iniziati.

 

Per l'uomo, rappresenta il santuario nascosto che non può essere raggiunto dalla coscienza che in seguito a numerose prove, da una concentrazione che va fino all'illuminazione dove ritrovare l'unità dell'essere. Leonardo da Vinci, dipingendo un labirinto, lasciava un angolo incompiuto affinché ciascuno lo riempisse secondo la sua intuizione.

 

È in Oriente, al momento delle crociate, che i harodims hanno conosciuto i Templari. Questi dicevano essere i discendenti dei Jomviking, associazione nordica dell'occidente scandinavo. Credevano all'occhio frontale, terzo occhio, quello della chiaroveggenza. Possedevano una statua" Mimère" che ha tre facce, ciascuna munita di una pietra tra i due occhi. Si è ritrovato statue simili nelle scavi nel Baltico. In mitologia, il Mimère scandinavo era il custode della fontana nascosta che significa spirito, saggezza. Avevano un sigillo che rappresenta due lance, il blasone di Sabarthès, poi tre colori manichei: abito e capotto bianco, croce rossa, cavallo nero. (Sabarthès era il cognome di un vicario di una città localizzata vicino a Foix, nominata Sabarthès).

 

 

 

 31 Dicembre 2005

 

Comunicazione N°11 b- Influenza degli Harodim, Cabalisti ed Alchimisti

 

I simboli più comuni in alchimia sono: il cardellino, uccello considerato dagli antichi come il simbolo di lunga vita, perché nutrendosi di semi di cardo che è un ricostituente. Si ricollega attraverso i secoli alla Tradizione. Come la fenice, è simbolo d’immortalità. La fenice templare è l'uccello mitologico della reincarnazione attraverso la prova del fuoco.

 

L'aquilegia, pianta maschia e femmina, rappresenta l’amore perfetto, i due principi che si uniscono per creare. Fu un segno di riconoscimento presso gli iniziati.

 

Leonardo da Vinci firmava certe delle sue opere con un fiore di aquilegia, vedere al Louvre “Bacco" ed il" Battista"). In altre opere, si trova sulla tela, un piccolo cardellino, da qualche parte.

 

Nella corrispondenza privata di Cristoforo Colombo, si ritrova il simbolo dell'aquilegia allungata così come un segno ebraico, o sul lato di una pagina, o nella sua firma.

 

Dante che apparteneva ad un terzo Ordine templare, segno certi versetti nello stesso modo. "La Signora" di Dante è quella dei pitagorici, e rappresenta la saggezza. Nelle sue opere, Dante sceglie per guida" al Paradiso" San Bernardo di Clairvaux, che ha stabilito la regola templare.

 

Dante si serve della cifra 9 come cifra sacra, simbolismo della trinità: spirito, anima, corpo, ciascuno che ha 3 aspetti e 3 principi. Si ritrova questa cifra 9 nel Cantico dei cantici; è utilizzata anche dai Templari.

 

La croce di Sant’Andrea è l'equivalente del cardellino, e rappresenta la vite, il sangue, l'immortalità. Il simbolo adottato dai Templari, del Cavaliere allungato sfoderando la spada dalla mano destra, il fodero mantenuto dalla mano sinistra ed avendo le due gambe incrociate in x, rievoca la croce del Sant’Andrea. Rappresenta anche il 29e grado del rito massonico, Cavaliere dell'ordine del Cardo, grande scozzese del Sant’Andrea di Scozia.

 

Il vaso è il simbolo dell'intelligenza e dell'amore che sparge la grazia e le benedizioni nella valle. La montagna è l'altro polo corrispondente alla valle; rappresenta il termine dell'evoluzione umana, la funzione psichica che conduce l'uomo alla cima del suo sviluppo. Questo simbolo è rappresentato da Leonardo da Vinci in particolare nel suo quadro" Anna, Maria ed il bambino", valle e montagna.

 

Talvolta, il vaso è corredato da un libro. Questo è considerato come rappresentante il" Verbo", legame tra l'uomo ed il divino. Il vaso è rappresentato anche nel segno zodiacale dell'Acquario. La Genesi parla del simbolo dello zampillo della fontana di vita.

 

Il Drago, simbolo molto comune, personifica i quattro elementi che rappresentano le prove iniziatiche. Ha delle ali: aria; cammina: terra, sputa: fuoco, nuota: acqua. Il trionfo dell'uomo sul drago è la vittoria dell'uomo su sé stesso.

 

Si trovano rappresentazioni del drago nei graffiti tracciati dai Templari nelle loro prigioni.

 

Ritorniamo in Egitto...

 

Nella Tradizione egiziana, il Tempio di Salomone raffigura il cosmo. In certe camere del Tempio c'era:

 

· - Un candelabro a sette rami d’oro, chiamato in ebraico la menorah, collocata dal lato Sud del tabernacolo. Rappresenta Saturno, il Sole, la Luna - due rami ciascuno - o i tre periodi dello sviluppo dell'uomo prima di incarnarsi. Il settimo ramo, con una lampada alimentata dall'olio d’oliva pura, rappresenta la luce spirituale.

 

· - Lato Nord del tabernacolo, un tavolo sul quale sono i pani di proposta. Sono i dodici pani azzimi senza lievito, disposti in due mucchi, rappresentando le dodici tribù d'Israele, i dodici mesi dell'anno. Li si chiamava il pane vivente, che matura l'anima ed erano cambiati ogni sabato.

 

· - L'altare posto al centro davanti al tabernacolo, porta un brucia incenso, composto di olibano e di resine dolci che bruciano continuamente affinché chi si trova intorno al tavolo o sul sagrato del tempio, alzi una preghiera silenziosa verso Dio.

 

·  - L'arca d’alleanza posata su o vicino all'altare, sugli ali dei cherubini, simboleggia  gli intelligibili  o iniziati.

 

·  - La lastra centrale la cui posizione è scelta accuratamente, è il punto cosmico d’incontro tra il terrestre ed i celeste. L'entrata del Tempio, situato all'occidente, simboleggia la strada che va dall'Occidente all'Oriente, verso la luce, seguendo l'asse longitudinale del Tempio. A Oriente è raffigurato il Delta, immagine simbolica del cosmo, del mondo e dell'uomo.

 

Per accedere al Tempio celeste, bisogna realizzarlo in sé stesso, vivere in spirito la sua costruzione. L'orientamento del Tempio si è trasmesso alle Chiese cattoliche.

 

Il Tempio possedeva un labirinto che riempiva una funzione magica e che era chiamato" segreto di Salomone." Il labirinto riprodotto in certe cattedrali si chiama labirinto di Salomone. È inciso spesso sul suolo e rappresenta la firma dei costruttori iniziati.

 

Per l'uomo, rappresenta il santuario nascosto che non può essere raggiunto dalla coscienza che in seguito a numerose prove, da una concentrazione che va fino all'illuminazione dove ritrovare l'unità dell'essere. Leonardo da Vinci, dipingendo un labirinto, lasciava un angolo incompiuto affinché ciascuno lo riempisse secondo la sua intuizione.

 

È in Oriente, al momento delle crociate, che i harodims hanno conosciuto i Templari. Questi dicevano essere i discendenti dei Jomviking, associazione nordica dell'occidente scandinavo. Credevano all'occhio frontale, terzo occhio, quello della chiaroveggenza. Possedevano una statua" Mimère" che ha tre facce, ciascuna munita di una pietra tra i due occhi. Si è ritrovato statue simili nelle scavi nel Baltico. In mitologia, il Mimère scandinavo era il custode della fontana nascosta che significa spirito, saggezza. Avevano un sigillo che rappresenta due lance, il blasone di Sabarthès, poi tre colori manichei: abito e capotto bianco, croce rossa, cavallo nero. (Sabarthès era il cognome di un vicario di una città localizzata vicino a Foix, nominata Sabarthès).

 

 

 

par Marie de St Clair publié dans : La Via e l'Iniziazione
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Jeudi 19 janvier 2006

COMUNICAZIONE N°11 a- NOZIONI SULLA CABALA E L'ALCHIMIA

 

Un scopo molto importante della Cabala è di ritrovare il senso della Genesi come Mosé l'aveva scritta. Questa fu difatti, deformata attraverso le differenti traduzioni rese necessari dalle migrazioni di popolazioni, le mescolanze di razze che ne sono risultate e per ultimo, dalla traduzione latina del testo greco, utilizzato dalla chiesa cattolica.

 

La leggenda dice che Mosé fu trovato in una culla sui bordi del Nilo. Questo è molto contestabile. Ciò che è certo, è che è stato cresciuto da una principessa egiziana di sangue reale che è stato la sua vera madre o sua madre adottiva. L'ha educato come un egiziano. Ha studiato le scienze egiziane, i numeri sacri ed i loro simboli. Teurgia, astrologia, magia ed alchimia erano insegnate nei Templi dove Mosé si istruiva. Mosé ricevè l'iniziazione da Iside.

 

Un legame di fraternità si era stabilito tra gli adoratori del Dio unico venuto dal fondo della Caldea fino in Palestina ed i preti dei santuari dell'Egitto. Le tribù del" Toro alato" di Assiria e della Sfinge" dell'Egitto fraternizzavano anche, e Mosé si immischiava a tutti.

 

I Caldei, gli Esseni e gli egiziani avevano adottato lo stesso rituale iniziatico.

 

       1° grado: comunione con il pane: misteri della vita terrestre.

 

       2° grado: comunione con il vino: misteri spirituali della scienza divina.       

 

       3°grado: comunione con la coppa: Redenzione riservata ai profeti ed agli iniziati.

 

I loro segni di riconoscenza erano il pane ed il vino.

 

Mosé praticava l'idioma egiziano adoperato sotto le due forme letterarie e geroglifiche. Ogni lettera o carattere corrispondono ad un segno che ha un senso dato. Partendo dalla radice e del segno d’ogni lettera o sillaba, si forma il nome che produce suono e movimento.

 

La radice ebraica, araba, siriaca, caldea ed etiope di una parola esprime la stessa idea. Il linguaggio cosi generato era praticato nei Templi di Osiride, era sigillato ermeticamente, ideograficamente scritto e non poteva capirsi senza chiave.

 

Gli egiziani si servivano di diverse scritture che corrispondono ai diversi gradi dei misteri ed tutte ierografiche.

 

1 semi-ideografiche: corrispondente alla prima parte dai misteri, e solo  il loro senso fonetico era compreso della folla.

 

2  Segrete: corrispondente alla seconda parte dai misteri.

 

3 la parte ideografica e fonetica molto antica era dedicata alle scienze ed incomprensibile senza chiave.

 

Il nome egiziano di Mosé era" Hosarsiph." La principessa reale, sua madre, augurava che Mosé regni sull'Egitto; ma lui sentiva che la sua missione era altra.

 

Come scriba, fu mandato in ispezione nel Delta dove gli Ebrei erano schiavi degli egiziani. Un giorno, vide picchiare a morte un ebreo da un capo, ed Mose uccise questo. Dovette esiliarsi al di là del Mar Rosso per evitare i rigori della Legge. Andò al tempio di Madion e là, dopo avere espiato suo crimine con le penitenze severe, capì che da sempre, la sua missione l'aveva predestinato a diventare il profeta degli esuli, il conducente del popolo del Dio unico. Prese nella sua nuova vita il nome di" Mosé" che significa" salvato" in ebraico. Aveva conquistato nella sua pensione le 7 virtù che l'iniziato deve possedere per aprire il pozzo della verità chiamata" Pozzo del vivente che mi vede."

 

Mosé scrisse la Genesi in geroglifici egiziani a tre sensi per la stessa parola - proprio, figurato, trascendente - e si legge con una chiave che ritroviamo nella Cabala. Ma non si può decifrare questa scrittura senza l'intuizione, l'analisi e la sintesi.

 

La Genesi, legge del Giudaismo, quella del Dio unico creatore dell'universo, fu rivelata a Mosé sul monte Sinai. Prima orale, fu trascritta da Mosé che utilizzò la forma trascendente dei geroglifici egiziani. Nei suoi scritti, Mosé allude spesso alla dea Iside rappresentata sui monumenti egiziani come una donna coronata che tiene con una mano sola la croce ansata, simbolo della vita eterna, l'insieme della natura terrestre col potere che concepisce, la natura celeste ed invisibile, elemento proprio delle anime e degli spiriti, luce spirituale ed intelligibile per lei stessa che unica conferisce l'iniziazione.

 

Si noterà che le religioni indù utilizzano anche come simbolo iniziatico, il fiore di loto.

 

In Egitto,  di fronte alle dottrine politeiste:

 

·  Dio è molteplice ed infinito nelle sue manifestazioni.

 

·  Dio è doppio (Zoroastro, Manichei, eccetera...)

 

·  Dio è triplice: spirito anima corpo, in tutte sue manifestazioni (culti dell'India e, più tardi, Cristianesimo).

 

Mosé fu l'iniziatore del Monoteismo, lui che era iniziato egiziano e prete di Iside e di Osiride.

 

Trovò un campo favorevole con gli ebrei fissati in Egitto, nella valle di Goschem. Tutti i semiti, eterni esiliati, erano generati della mescolanza delle due razze rossa e nera.

 

Certi cabalisti, i Harodim erano alchimisti. Per loro, l'alchimia è considerata come un sistema metafisico di carattere speculativo, permettendo di passare della visione opaca alla visione luminosa. L'alchimia è alla ricerca della sorgente del processo d’evoluzione, della trasmutazione, dell'uomo e dei metalli.

 

I tre stadi d’evoluzione iniziatici trasformano finalmente l'uomo Iniziato in filosofo, in saggio. Occorre per ciò:

 

1  - Imparare a dominarsi per non subire più l'influenza della Luna che, in Alchimia, significa" umido."

 

2  - Avere la ragione di cui il simbolo è il Sole.

 

3  - La" calcinazione." Per la sete di sapere e con lo studio, l'uomo arriva a “carbonizzare” la filosofia della vita.

 

La comprensione si crea “nell'oscurità ed il silenzio” per “sentire” lo scibile e comprendere il simbolo. La Tradizione dice che l'alchimia scalda, raffredda, e riscalda migliaia di volta prima di arrivare allo scopo.

 

L'uomo deve fare altrettanto. Deve “planare” come il vapore acqueo degli alchimisti, cioè passare da un piano ad un altro. Nella Bibbia, si legge“mi annaffierai, Signore, d’issopo, ed io sarò purificato. Mi laverai, e più della neve, sarò bianco”. I termini sono stati ripresi nella Messa con "bagnami."

 

Sul piano alchemico, magico e religioso, è l'acqua animata dal" sale" che purifica.Da lì il simbolo del battesimo cristiano.

 

I tre fasi alchemiche che l'uomo deve attraversare sono:

 

·    - Al nero: corvo.

 

·    - Al bianco: cigno.

 

·    - Al rosso: Fenice.

 

Nell'apocalisse del San Giovani si legge": A chi che vincerà, gli farò" una colonna" nel Tempio del mio Dio e non ne uscirà mai" più."

 

I Harodim traducono ciò con la legge del Karma. Quando l'uomo avrà raggiunto - dopo tante prove - la sua" liberazione" che corrisponde alle sfere d’evoluzione superiore, non avrà più bisogno di reincarnarsi, d’uscire dal seno materno" fuori." La" colonna" rappresenta l'iniziato disincarnato che ha dei poteri sui viventi.

 

Per l'alchimista, l'uomo non può raggiungere lo stato di beatitudine senza" bruciare" le sue passioni e difetti, San Paolo dice del resto (Epistola ai corinzi) XV - 36," Ciò che semini non prende vita se non muore prima."

 

Nel VII° secolo, Maometto porta suo messaggio al mondo arabo. Mescola la magia e l'alchimia ed aggiunge gli incantesimi dei versetti del Corano. In alchimia come in Cabala, l'impiego di gesti, segni ed contatti rituali hanno una portata sacra e psicologica e servono di segni di riconoscimento.

 

 

 

par Marie de St Clair publié dans : La Via e l'Iniziazione
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Lundi 16 janvier 2006

 

 

Comunicazione N°10 c; le Analogie

 

Vorrei finire su certe analogie che esistono tra le feste cristiane e le feste ebraiche:

 

·     Il diluvio: Noe è l'emanazione del Signore di cui la missione è di raggruppare nell'arca, gli esseri che" galleggeranno" per mantenere lo spirito di Dio. Si serve di elementi occulti che sono altrettanti simboli da capire, il corvo nero che vola via dell'arca è il simbolo delle nostre cattive passioni mentre la colomba che riporta il ramo d’ulivo segna la rinascita per l'uomo e per la natura. Notate al passaggio che le vocali di colomba sono, in ebraico, le stesse che quella di Jehova,

 

·    Natale è per i cristiani, il simbolo della nascita del Cristo e così di una nuova religione. Per gli ebrei, al momento del solstizio d’inverno, si commemora la costruzione del nuovo altare del Tempio. Una leggenda vuole che quando gli ebrei vollero ricostruire il Tempio, abbiano trovato una fiala d’olio d’oliva che permise di ravvivare le luci quasi spente e che quest’olio si è rinnovato durante gli otto giorni di ricostruzione dell’altare maestro. È per ciò che questa festa è chiamata festa delle luci. Per segnare questa data nella gioia, ciascuno fa uno scambio di regali....

 

·    Carnevale corrisponde per gli Ebrei al" POURIM." Ricorda il sacrificio di Esther che ha liberato suo popolo. I festeggiamenti di questa festa riguardano soprattutto i bambini che rappresentano l'avvenire della nazione, e danno luogo alle mascherate ed alle danze. È anche la festa dei frutti. Questo periodo è seguito da un tempo di quaresima riservata alla riflessione. L'essere deve raggiungere la pienezza. Nel mezzo di questo digiuno, un" giorno fa grasso" dove l'essere dovrà fare con la forza una provvista per potere andare fino al giorno del Pasqua ebraica. Durante quest’ultimo periodo, brucerà ciò che gli resta come cattivi sentimenti.

 

·    La Pasqua ebraica: segna, per gli ebrei, il richiamo dell'uscita dell’Egitto, della schiavitù, dell'immolazione dei martiri e della partenza verso una rinascita ed un'era nuova. La Pasqua Cristiana ci mostra lo stesso simbolo: l'essere nuovo aspira al fuoco divino, allo spirito e sarà la Pentecosta che, per gli ebrei, è il momento dove Dio dà la legge a Mose sul monte Sinai e gli dice": Formate numerosi discepoli, amate Dio e gli uomini e spargete nel mondo i benefici di Dio."

 

·    Dio trasmette i suoi virtualità che permettono di parlare nel suo nome a certi esseri. Cosi è  nel simbolo della Pentecosta dove lo spirito Santo scende su quelli che porterà la sua parola.

 

·    Roch Hachanah: è il nuovo anno ebreo, in Settembre. È la grande festa che corrisponde alla messa a dimora dei raccolti, alla fine di un ciclo della natura che segna il principio di un altro. La preghiera principale di questo giorno esordisce con: “Signore, sparge la gioia ed i benefici sulla terra per tutte le creature..." Dieci giorni dopo, gli ebrei celebrano A'Yen KIPPOUR chiamato giorno del Grande Perdono. Nel Tempio, il rabbino deve essere scalzo in questo giorno per significare che tutto ciò che tocca la vita materiale deve essere trascurato. Questa giornata è dedicata al raccoglimento, alla sua propria confessione ed alla meditazione sulla vita e la morte. Gli ebrei devono recitare delle preghiere di penitenza per ottenere da Dio il perdono dei nostri errori. È un giorno di riconciliazione con tutta l'umanità. La  cerimonia si conclude con le preghiere di amore, di bontà e di pace per il mondo intero ed anche ringraziamenti a Dio per questi benefici; infine la benedizione generale dell'assemblea dal rabbino mentre i genitori benedicono i loro bambini e gli orfani.

 

·   Troveremo nel mese di Novembre, la festa delle morti. All'inizio di questo mese, gli ebrei si rendono nelle sinagoghe per accendere delle lampadine e pregare per l'anima dei defunti.

 

Potrei citarvi altri esempi ma l'interesse ne sarebbe minorenne. Siamo troppo spesso attaccati alle forme trasmesse dalla nostra propria religione dove i dogmi non si discutono e dove di numerosi personaggi santi sono rappresentati in scultura o in immagine che si venera. La nostra pigrizia naturale ci porta a vivere in funzione di questi soli dati che non si cerca mai di superare. Non troveremo questi stessi valori dall'Orientale che non accorda lo stesso interesse alle immagini che non rappresentano per lui che una forma di ricordo storico o religioso. Egli si legherà in modo diverso e se ne servirà per meditare sulla vita e sulla sua progressione verso la conoscenza. L'uomo è il ricevitore passivo delle onde che lo raggiungono. Ha un potere di proiezione e può mandare dunque immagini o pensieri. Ne può realizzare anche in certi casi. E così, per esempio che in Oriente, degli asceti possono essere visti in luoghi diversi nello stesso tempo. Ciò corrisponde ad un trasferimento ed ad una materializzazione del loro corpo astrale.

 

L'uomo non può fare a meno di interpretare. Questo è così come la verità" Una" è diventata molteplice in funzione dei riti, dei modi di vivere o semplicemente dei climi differenti, ma Dio non ha detto a Mose? :”Tutte le nazioni che sono, furono create da Dio, non ha trascurato niente, neanche l'essere più piccolo. Gli astri del cielo, i fondamenti del globo sono stati fatti da Dio. In fede di che cosa, dovete trattare come fratelli tutte le creature e dovete amarli come tali."

 

Meditando su questo ed applicandolo nella vita di tutti i giorni, diventeremo degli iniziati perché nostro incontro col sacro ci trasformerà in profondità e ci farà cambiare piano di coscienza. Si tratta di una mutazione interna che ci farà comprendere l'invisibile.

Lavorate i simboli per inseguire la vostra propria ascensione verso la realtà assoluta anche se per alcuni di voi ciò porta la paura. Non bisogna temere di parlare dell'azione di Dio che mette in gioco l'esistenza e realizza il mondo come una totalità naturale. La marcia iniziatica che seguiamo è un seppellimento nel Se, nel più profondo della nostra coscienza per rinascere come il grano che esce da terra. Immergiamo nell'abisso da dove usciremo purificati. Ogni ostacolo ci porterà una conoscenza" altra." Saremo così più tolleranti, con vantaggio di" pietà" per quelli che soffrono, perché nostro combattimento deve essere contro il male in quanto valore e non contro gli esseri che lo fanno. Pensando a questa bell’immagine che abbiamo del Cristo, potremmo dirgli nelle nostre preghiere": Signore, hai creduto che la tua sofferenza sarebbe un bene per l'umanità, tu che sei venuto a compiere la fede degli Antichi. Nel tuo nome, gli uomini hanno commesso le violenze peggiori. Non si rendevano conto che cosi ti hanno osteggiato di nuovo nel tuo amore degli esseri. Abbiamo pietà di te come l'hai avuto di noi!..."

 

Ogni vita sulla Terra è effimera. Spesso nostro presente è funzione del nostro passato. La vita consiste in un'energia potenziale che viene al mondo sotto una forma e che si spegnerà per incorporarsi di nuovo in un'altra busta carnale. Questo flusso d’energia è costituito dalle forze del Karma generato in gran parte da noi stessi. Affinché la nostra vita sia fruttuosa per altrui, c'occorre dunque essere in armonia con noi stessi. Dobbiamo imparare a dominare il nostro pensiero, la nostra sensibilità come le nostre emozioni. Questa padronanza del mentale apre le porte dell'evoluzione e permette il risveglio, con la concentrazione del nostro spirito. Certo, le modalità possono essere diverse ma devono integrarsi soprattutto in noi. Ciascuno deve ritrovare la sua propria strada segnata dalla sua personalità per reintegrare ciò che si è inserito nel nostro subconscio, ciò che è il risultato delle nostre vite anteriori. Per ciò, la comprensione di Dio è la migliore strada. Deve essere lo scopo essenziale della nostra vita umana. Quando avremo raggiunto la comunicazione con Dio, lo slancio della nostra anima si dirigerà verso l'amore Universale. Ma, ricordatevi che questa comunione con Dio non passerà dall'intelletto.

 

 

 

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Lundi 16 janvier 2006

 Comunicazione N°10 b. Lo Zohar

 

Ritorniamo dagli Ebrei. Lo Zohar, o libro degli splendori, considera che il Dio nascosto agli uomini è l'infinito, il pensiero assoluto, l'Ain-SOF. C'occorre, per capire, inclinarci sullo studio dei dieci sefirot dell'albero di vita. I sefirot rappresentano i dieci aspetti della divinità che possiede gradi e nomi che sono loro propri. Sappiamo che questi sefirot operano in quanto forza e svelano i misteri della creazione. Portano l'uomo verso la conoscenza, verso questa saggezza sacra che è la proiezione, il riflesso di quella in alto. Quella, legata alla saggezza, è HOKH-MAH. Rappresenta il lato mistico e, nei suoi confronti, "BINAH", rappresenta l'intelligenza. È detto che i nove nomi sacri dell'albero di vita danno nascita alle dieci perfezioni della natura. In ciò, raggiungiamo la TETRACTYS di Pitagora: 1+2+3+4 = 10. Possiamo decomporre anche questa Tétractys in 7 manifestazioni:

 

·      Dio: Creatore, verbo e spirito = 3 (1+2)

 

·      Anima: Immaginazione, ragione e volontà = 3

 

·     Natura: magnetismo, materia, luce poi calore = 4 manifestazioni.

 

Il totale ci riporta a 10 , il numero del ciclo che ci riporta all'unità alla quale si aggiunge uno" 0." Per avere l'espressione nascosta della tetractys, si alza certi elementi al quadrato. Così, se prendiamo, per esempio, il" YOD" che vale 26 (10+5+6+5) e se l'alziamo al quadrato, otterremo 100+25+36+25 = 186 che significano, in alta Cabala, la cifra del Trono dell'albero di vita.

 

Troveremo altri simboli in Mesopotamia dove esistono delle torri a sette piani chiamati" Zigurats" e che rappresentano delle capitali simboliche. Capitali (7) che ritroveremo nell'apocalisse di San Giovanni.

 

Approfittiamo di quest’evocazione dell'apocalisse per fare una digressione. Conosciamo due apocalissi, quella di Daniele e quella di Giovani. La prima non rimane oggi che grazie al fervore di certi mezzi marginali del mondo Cristiano, quella di Giovani è stato riconosciuta al contrario dal cannone cristiano al concilio di Toledo, in 633, malgrado i dubbi sulla sua origine. Certi pensano che è stata scritta dai discepoli di Giovani, vicino ai Esseni. Tuttavia, troveremo numerose associazioni tra la cabala e le apocalissi mentre la maggior parte delle persone vede solo l'annuncio di una catastrofe e della fine del mondo. Notiamo che troviamo questa stessa paura ai dintorni dell'anno 1000, che vede l'ordine del Tempio stabilirsi.

 

Ogni testo consacrato riposa sulle stesse verità. Potremmo moltiplicare gli avvicinamenti e vi esorto vivamente a farlo voi stessi  lungo tutto questo mese ed in seguito.

 

·      Nel prologo del vangelo di San Giovani, è detto che certe parole sono di origine egiziana come: “è la vera luce che illumina tutti gli uomini che vengono al mondo. La luce era nel mondo ed il mondo è stato fatto da lei." Ritroveremo  passaggi similari nell'apocalisse di Daniele.

 

·      Numerose religioni rievocano la passione di un Dio che muore e che risuscita, (vedere su quest’argomento l'ammirevole lavoro di Edouard Schuré: “i grandi iniziati"). Ciò ci porta all'iniziazione: morire e risuscitare, lasciare il vecchio uomo, per trovare la via del Realizzato. Ritroveremo questa risurrezione nel libro dei Maccabei dove si parla di un giudizio morale in cui i" cattivi" sono inclusi tra i risorti; è detto che i martiri avranno un giorno la vita eterna mentre i loro persecutori saranno destinati alla riprovazione ed al castigo di Dio, ma che questo non sarà eterno.

 

·    La risurrezione di Lazzaro, cinto di bende, rievoca la tradizione egiziana, le bende erano il simbolo delle forze in azione che permettevano al morto di ritornare nel mondo manifestato.

 

Si trova nelle apocalissi ebraiche come in quella di San Giovani altri simboli interpretati in modi diversi, spesso annessi al numero 6 che è il numero della trasformazione iniziatica. Parimenti, potremmo avvicinare la meditazione sotto un albero, di Natale, a quella del Budda all'epoca della sua illuminazione e tanti altri....

 

 

 

par Marie de St Clair publié dans : La Via e l'Iniziazione
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Lundi 16 janvier 2006

 

 

COMUNICAZIONE N°10 a - PRESENZA DELLA TRADIZIONE NELLE RELIGIONI MONOTEISTE