Il concili di Calcedonia 451,di Costantinopoli 553, 680 e Nicée 787

Publié le par Marie de St Clair

 

Il concilio di Calcedonia 451

Il papa Leone I non accetta la situazione creata dalla pressione di Dioscoro sul concilio di Efeso, qualificato di" brigantaggio di Efeso." Per liquidare questa questione spinosa, e precisare la dottrina concernente la natura del Cristo, il nuovo Imperatore Marciano, (Teodosio è morto in 450°), convoca con una lettera imperiale, i vescovi a Nicea, ma per diverse ragioni, questa riunione si fa a Calcedonia, un sobborgo di Costantinopoli. Il papa e l'imperatore sono rappresentati, 350 vescovi assistono. Dioscoro è depositato e  abbandonato da quelli che l'aveva sostenuto anteriormente, la dottrina di Nicea, concernente la doppia  natura del Cristo è confermato, più, 28 cannoni o disposizioni legislative, e particolarmente un cannone concernente Costantinopoli, qualificata di nuova Roma, dove è riaffermato che ha, dopo Roma, la preminenza sulle altre Chiese. Questo cannone tuttavia, non fu ratificato dal papa, e restò di fatto, un punto di frizione tra l'Oriente e l’Occidente. La condanna della dottrina monofisita e di Eutyches non basta per fermare la divulgazione dell'eresia, causa di agitazioni in Egitto. L'imperatore Giustiniano, cercando l'unità del suo impero, riceve Askidas, vescovo di Cesarea in Cappadocia che lo porta a capire il rancore dei monofisiti che si consideravano più severamente trattati degli sostenitori di Nestorius al loro tempo.

Nestorius era stato condannato, ma suo Maestro, Teodoro di Mopsueste, non era stato oggetto di nessuna sanzione, come due altri sospettati degli stessi errori, erano stati riabilitati in 451.

Per guadagnare i favori dei monofisiti, occorrerebbe, secondo Askidas, condannare ufficialmente Teodoro di Mopsueste, ed i suoi scritti, come gli scritti degli altri autori implicati.

Questo è sancito sotto forma di pubblicazione in 543. La condanna dei tre capitoli è accettata in Oriente, ma è apprezzata poco in Occidente che vedeva il rinnegamento del concilio di Calcedonia. Giustiniano, per sostenere la sua azione, fa venire il papa Virgilio che condanna anche, i tre capitoli, ma ritira presto la sua condanna, davanti alle reazioni dell'Occidente. Decide allora, con l'imperatore, che la questione sarà risolta da un concilio. 

I concili di Costantinopoli 553, 680 e Nicée 787

Il concilio di Costantinopoli 553

È convocato in Maggio 553, nella chiesa di Santa Sofia, e comprende una maggioranza molto netta di vescovi orientali. Il papa invocando suo stato di salute, rifiuta di apparire, l'assemblea pronuncia la condanna dei tre capitoli, il 2 giugno 553. Pressato dall'imperatore, Virgilio malato, riconosce le decisioni del concilio, ed è autorizzato allora a ritornare in Italia, ma muore in viaggio Il suo successore, Pelame riconosce anche questa decisione, e Gregorio  il Grande si prodigherà a farla applicare.

Malgrado tutti questi sforzi, i monofisiti restano nella dissidenza. Un tentativo di conciliazione è fatto dal patriarca Sergius, con la creazione del monotelismo;, se non si può parlare di una sola natura, nel Cristo, si può parlare tuttavia di una sola volontà, questa formula è adottata dal papa Honorius, poi imposta in 638, dall'imperatore Heraclius. Ma se è accettata in Oriente, è contestata vivamente in Occidente dove questa formula provoca la riunione, dal papa Martin I, di un grande sinodo che condanna il monotelismo in 649.     Martin I, in seguito a questa condanna, è deportato, e muore in Crimea in 655. Questa situazione favorisce le invasioni arabe che incontrano solamente delle popolazioni divise. Costantino IV, inquieto, desidera mettere fine ai diversi scismi. È a questo scopo, che scrive al papa Agathon in 670. Quest’ultimo consulta l'episcopato occidentale, poi fatto redigere una professione di fede che condanna il monotelismo e riaffermando la dottrina di Calcedonia. Una delegazione è mandata a Costantinopoli.

Il concilio di Costantinopoli 680

La delegazione occidentale incontra i vescovi d’Oriente, sotto la presidenza dell'imperatore. Una professione di fede è accettata, dichiarando che c'erano due volontà nel Cristo, l'anatema è gettato sul monotelismo, e sul papa Honorius che è condannato espressamente. Il papa Agathon muore prima del ritorno della sua delegazione, il suo successore Leone II copre il concilio della sua autorità.

Il concilio di Nicea 787

La crisi esplode sotto l'imperatore Leone III che in 726, per editto sinodale, fa vietare il culto delle immagini sacre. In 731, il papa Gregorio III riunisce un concilio a Roma che condanna gli atti dell'imperatore. Leone III morto, il suo successore l'imperatore Costantino V fa approvare col concilio di 754, a Heria, l'interdizione delle immagini ed i ricalcitranti sono oggetto d’inseguimenti spietati. La scissione tra Roma e Costantinopoli incita il papato a girarsi verso altri protettori, ed è a quest’epoca che la Francia diventa la" Ragazza maggiore della chiesa", con Pepino il Breve, poi Carlomagno. L'imperatore Leone IV se ne accorge, e ferma la lotta iconoclastica, Leone IV, imperatore di Costantinopoli, successore di Costantino V. Alla sua morte, sua sposa Irene dirige allora i destini dell'impero, col giovane Costantino VI a fianco. In 784, propongono al papa Adriano di riunire un concilio, ciò è fatto a Costantinopoli in 786, ma la truppa interviene, il concilio è rinviato. Per precauzione, è ripreso a Nicea in 787. Il culto delle immagini è non solo legittimato, ma raccomandato, pur distinguendo rispetto e venerazione che si rivolgono alle rappresentazioni, ed il culto di adorazione è dovuto solamente a Dio solo. 22 cannoni sono adottati, concernente le punti verso i chierici, i monaci, e le diverse istituzioni ecclesiastiche.

 


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Publié dans Via e Religione

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