Gesù: La Luce del Mondo.
Gesù: La Luce del Mondo.
Sono la luce del mondo. , Giovanni VIII, 12,
Il cristianesimo, è prima di tutto una persona: è il Cristo. Perciò la sua dichiarazione"; sono la luce del mondo" non sorprendere. Se si riferisce ai documenti più vecchi del cristianesimo, si constata che questo pensiero di Gesù come la luce del mondo domina la pietà dei primi cristiani.
Sì, il Cristo è la luce degli uomini ecco come lo riconosciamo. Se il Cristo fosse stato un uomo, anche più grande degli uomini, come i saggi dell'antichità o i fondatori delle grandi religioni, avrebbe portato un sistema scientifico o filosofico che avrebbe spiegato ai suoi discepoli il problema sconcertante del mondo ed avrebbe dato loro le risposte necessarie. Vedremo nel prossimo paragrafo quale sono le Dottrine segrete di Gesù, in realtà.
Il Cristo vuole portare al mondo non del provvisorio ma dell'eterno. Vuole illuminarlo non dall'esterno ma da dentro e questo è perché nelle sue dottrine non gli dà una teoria, ma una persona vivente, Sé. E, questa persona, in effetti non ne fa un oggetto di contemplazione, vuole renderla interiore a chi è chiamato a seguirla. Tutte le azioni esterne che compie tendono a stabilire solamente tra l'anima umana e le sue persone divine una relazione di fiducia e d’amore. Ecco ci su un campo solido. Qui niente di provvisorio, niente di datato, l'anima umana è la stessa per sempre; ha in tutti i secoli gli stessi bisogni, la stessa sete del divino poiché in lei c'è una scintilla di luce creata, e, quando ci si rivolge all'anima umana, quando si risponde alle sue inspirazioni più profonde, si è eternamente attuale ed ecco perché il vangelo è il libro di sempre.
Il Cristo è la luce del mondo. Senza di lui il mondo erra nella notte. Prima di lui l'uomo non aveva per ricondurre che i chiarori di una legge santa ma che sapeva implacabile. Il Cristo viene e l'umanità comprende che dio è non un signore, ma un Padre, un Padre che l'ama e che la vuole felice di una felicità immutabile, un Padre che l'ama talmente che per lei egli dà suo figlio unico.
Prima del Cristo l'umanità non sapeva niente del suo destino; non sapeva né di dove veniva né dove andava; camminava curvata sotto il giogo di ferro del Destino, del cieca ed inesorabile fatalità. Il Cristo viene e la spietata ruota che stritolava le generazioni sotto il suo peso si ferma; un soffio di affrancamento e di rinnovazione del Padre Celeste e sentendosi suo figlio, comprende che la sua evoluzione secolare ha un scopo: ritornare a dio con l'ubbidienza libera e volontario.
Prima del Cristo, la sofferenza era per l'uomo la più dolorosa degli enigmi; sofferenza fisica, sofferenza morale. Il Cristo viene; non spiega, si presenta al mondo, lui, l'uomo di dolore, il continuo crocefisso e l'uomo comprende che la sofferenza non ha per causa l'arbitrarietà del destino, ma che è per lui un riscatto ed un mezzo d’evoluzione. Prima del Cristo, la morte era l'amarezza suprema, il dolore senza consolazione. Il Cristo viene offrendosi volontariamente alla morte per amore per gli uomini. La trasfigura perché l'ha vinta. Oramai la morte non è più orribile, è annegata nella luce. La morte è il preludio della vita.
Questa opera, il Cristo l’ha compiuta per tutti. Per comprenderla ed adeguarsi , non è necessario aver fatto dei lunghi studi, basta aprire il suo cuore al Cristo, come per vedere chiaro basta aprire gli occhi alla luce.
Non occorre che la luce ci resta esterna, occorre che ci penetri. Non si tratta per noi di credere che il Cristo sia la luce del mondo, occorre che sia la nostra luce com’è la luce di quelli che ha liberato, dei malati di cui la sua presenza ha trasfigurato le sofferenze, dei crocefissi della vita di cui ha asciugato le lacrime e rianimato le energie, di quelli che sono morti in sua pace.
Per ricevere questa luce, occorre riconoscere prima che si sia nella notte. La luce brilla solamente nelle tenebre. E poi, bisogna spegnere in sè le luci di questo mondo, quando si vuole contemplare le stelle, non si va brillantemente in un luogo illuminato, per contemplare le luci celesti, bisogna allontanarsi dalle chiarezze terrestri.
Occorre che riceviamo questa luce fino in fondo del nostro essere. Occorre che la riceviamo nel nostro spirito e ci farà lasciare l'adorazione degli idoli per il culto del vero dio nel nostro cuore e c'insegnerà l'indulgenza, la compassione, la carità, nel nostro pensiero e purificherà la nostra intelligenza, nella nostra volontà e ci farà conoscere la felicità di ubbidire alla volontà del Padre e di lavorare per lui.
"Sono la luce del mondo; chi mi segue non caminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita"