I MORTI
I Morti
Ho esitato molto prima di parlarvi di un" viaggio" che ho fatto e che ho annotato al risveglio. Ho avuto paura che lo troviate troppo personale... Ma la mia guida mi ha consigliato di farlo perché, dice, c'è in questo Viaggio un insegnamento che si adatta alla Masseria.
Il pomeriggio prima della notte del Pasqua ebraica, ascoltavo la radio che diffondeva Peer Gynt, l'opera di Grieg... Ciò fece spuntare il ricordo di un amico che avevamo tanti anni fa.
Spesso, una musica, un profumo, un sito, vi riporta ad un avvenimento dimenticato in una piega del nostro cervello.
Quest’amico, in ballo a grandi difficoltà, mi aveva portato a tre riprese nell'inverno al teatro per vedere Peer Gynt. Diceva che per lui era un bagno di purezza nel mezzo delle preoccupazioni. C'è stato poi l’interruzione della guerra...
Nostro amico era stato deportato e, alla fine della guerra, alla sua liberazione, ho ricevuto una sua lettera. Era curato in un centro ospedaliero in Germania.
Mi diceva": Sto morendo... Mio pensiero va verso di te e spero che tutti i tuoi sono salvi. Ho subito delle sofferenze fisiche inimmaginabili, ed una profonda sofferenza morale. Mio corpo non ha resistito... Amica, non piangere... Adesso che sono uscito dall'inferno, mia anima ha ritrovato la sua calma. Parto senza odio, sono liberato dal male degli uomini. Vado addormentarmi nel seno del Signore... ". Gli ho scritto immediatamente per dirgli la mia gioia di ritrovarlo, la mia speranza che sormonterebbe questa ultima prova ed assicurarlo del mio pensiero.
Ahimè, alcuni giorni dopo, mia lettera è tornata con la menzione" deceduto." Il ricordo di questo passato mi ha accompagnato tutto il giorno, mi sono rimproverata d’averlo dimenticato, d’averlo portato fuori dalla mia memoria ed ero sconvolta. Nella notte seguente, era la notte della Pasqua ebraica, ho fatto un" viaggio":
Mi sono ritrovata in un mondo che conoscevo bene per esserci andata spesso. Una folla d’esseri appena materializzati mi circondava. Erano le anime dei martiri morti per la loro fede, o di quelli che la cattiveria degli uomini, l'odio, aveva ucciso. Questi martiri accumulati da secoli, venivano d’orizzonti molto diversi, d’ogni paese, d’ogni confessione. Hanno formato un egregore cinto da un alone luminoso. Erano viventi ed irreali, i loro sguardi erano diretti verso di me. In certi, qualche volta, vedevo un'inquietudine. Allora ritrovavo in me la paura della mia infanzia, sentivo rinascere questa paura ancestrale, istintiva, questa paura di dover affrontare da sola un mondo riempito d’ostilità, un mondo che non sempre si può conciliare con sé stesso. Ma, in questo stesso mondo, l'amore di certi esseri è il nostro rifugio. Egli ci permettono di trovare la forza di lottare. Sapevo che ero in" viaggio" e che i sentimenti che mi abitavano erano quelli di un essere vivente sulla terra. Queste anime erano silenziose... Un essere ha parlato":
“ Di loro, ai vivi, che la nostra anima ha bisogno di loro." Ed io pensavo, non hanno tombe per perpetuare il loro ricordo, ne cimitero per annetterli alla terra. Per i vivi, non sono più che nomi oppure anonimi, il loro cimitero è nel cielo. Parlavo loro e solo i loro sguardi mi rispondevano, questi sguardi che riflettono l'eternità.
Non ho mai pregato per loro con tanto fervore, dal più profondo di me, dal più doloroso del mio essere rinasceva un canto da molto dimenticato. Era il versetto che prometteva al Giusto la Felicità e la Luce.
Ho pensato che nell’ora della prova l'uomo si supera o sprofonda. Ho misurato quanto ci allontaniamo talvolta dalla realtà divina, da questa vita che ci circonda e che sarà nostra un giorno. Essi hanno sofferto senza rivolta verso il Signore, sono partiti verso la Luce.
Signore, Eterno il nostro Dio, nostro Padre, liberaci del male che è in noi ed intorno a noi, libera i nostri bambini affinché non abbiano la tentazione di maledirti e libera anche quelli che muoiono santificando tuo Nome.
Gabriella