La Cavalleria 6 e 7

Publié le par Marie de St Clair

 La Cavalleria (6)

 VI)       Scende dunque per portare la Luce all'umanità. Suo compito è pesante di conseguenza perché gli uomini rinnegano senza tregua la fiamma divina. Incarcerati nella materia, piegano la schiena sotto le emozioni, i loro sguardi diretti verso il basso.

 I egregore d’energia negativa li mantengono prigionieri nell'errore dell'abitudine.

 

 

Ieri, per assoggettare l'uomo, i dirigenti gli davano del pane e dei giochi. Oggi, basta dargli delle dolci illusioni, delle belle immagini. Il moloch Religioso ha bisogno d’anime per sussistere e bisogna impedire l'uomo di pensare da sé. Là si trova la missione del cavaliere, ridare all'uomo il suo gusto della ricerca, la sua speranza di un mondo nuovo affinché la sua inspirazione al divino si alzi, tale un tornado, per cacciare il grigiore del mondo e  stabilire il regno della Luce piuttosto che lasciar l'insegnamento incarcerato nella lettera, rivestita in una bella, molto bella filosofia.

 

 

Il cavaliere ha per compito di svegliare il mondo, di stimolarlo ma il Fuoco che porta in lui diventa strumento di tortura per l'uomo addormentato. Il cavaliere porta la fine della calda sicurezza dell'abitudine, delle soddisfazioni borghesi, dei ragionamenti terra a terra. Il Fuoco scioglie tutto ciò che è morto e stupidità ma, facendo ciò, obbliga l'uomo a considerare il mondo come una prigione, sveglia così la sua angoscia, suo vuoto interiore.

 

 

Il combattimento diventa inevitabile. Il cavaliere subisce malcontento, lotta intestina, diffidenza. Avrà voglia di rimettere tutto in causa... i suoi impegni, la sua strada... Solo la verità che è in lui potrà aiutarlo a sormontare l'istante.

 

 

E, quale gioia quando constaterà che un essere si strappa al maia, alla paura. Questa paura che non ha smesso di minare la sua vita fin nelle sue più infime particelle. Questa paura che uccide le sue energie vitali, suo coraggio, che lo paralizza...

 

 

Il cavaliere non conosce più la paura. La sua certezza si è seduta nel Lumen di Lumine. Nessun negativismo, nessun’accusa, nessuno scherno può più fermarlo. Ha capito che la nozione del tempo è un'illusione di più, che lui è  legato all'eternità. Perciò si allontana delle pecore. Non chiama l'umanità a piegare la schiena ma chiama l'uomo a rialzare la testa.

 

 

La Cavalleria (7)

 

 

VII)    In questo giorno che si annuncia, il cavaliere si prepara a rivestire la triplice armatura fatta di purezza interiore, di verità e di amore. Sente che il lavoro del Fuoco prosegue in lui. L'armonia        s’installa man mano definitivamente. Il cavaliere si prepara al suo settimo incontro col Fuoco. quest’incontro si chiama: la pace profonda di Betlemme. Qui, il Fuoco scende nelle profondità più segrete dall'essere, col solo fine di creare l'armonia. Il cavaliere  ripercorre allora la strada delle sue vite passate. Trova suo Se, un combattimento tra il Se e l'ego allora s’installa, che il cavaliere potrà concludere custodendo solamente la sua calma e mantenendo l'armonia in lui. Così come domina le due correnti di vita dell'universo dialettico. In lui, l'unione dei contrari diventerà le fondamenta della sua forza. Cuore e testa non s’opporranno più, l'armonia dei tre cervelli si è infine stabilita. Il cavaliere regna sull'origine del male. Da questa armonia interiore nasce la compassione. In armonia con sé, il cavaliere può mettersi in risonanza con gli altri.

 

 

Non agisce più per impulso e non si fermar più alle apparenze. Serve l'umanità ed avanza vibrante sull'armonia dell'otto. A questo punto,  il cavaliere ha trovato la libertà al di là del suo legame all'umanità. È diventato canale delle forze superiori che lo dirigono. Tutti quelli che l'incontrano riconosceranno in lui la benevolenza che non condanna e che capisce tutto. Qui, tutti gli uragani si sono calmati ed il cavaliere può riposarsi alcuni istanti sulle acque del lago di Viviana.

 

 

VIII)    Ma non può si fermare ne  cullarsi in un'inoperosità piacevole. È l'uomo senza paura che osa affrontare la realtà. Qui, il cavaliere dovrà pagare i suoi debiti, ricomprare i suoi errori passati e presenti. Quest’ottavo incontro è in relazione con l'elevazione del Fuoco del Serpente col quale l'uomo occulto ama tanto confrontarsi. La sua missione è allora di presentare il Fuoco agli uomini, di metterli di fronte alle loro scelte perché è impossibile mantenere un legame con la vita ordinaria ed esternare l'altra via nello stesso tempo.

 

 

Arrivato a questo stadio della strada, molti deviano dal cavaliere. Si lasciano portare dalla contro-corrente. Certi cercheranno di far un compromesso ma il Fuoco non tollera nessuno compromesso ed il cavaliere dovrà star attento di non rischiare. L'ottavo incontro col Fuoco lo mette di fronte a questa scelta. Non dovrà ascoltare il canto delle sirene. O il cavaliere si alzerà come un portatore della Luce della Saggezza o si allontanerà per seguire gli occultisti che ubbidiscono a due Maestri. (Si distingue gli occultisti dalla loro forte personalità, superba ed arrogante. Ignorano la discrezione come l'umiltà).

 

 

IX)    L'ora è decisiva, il compito pesante per il cavaliere che deve osservare la marcia degli uomini che hanno risposto alla sua chiamata. Deve incoraggiarli senza per questo rompere il loro libero arbitro, senza neanche portarli, e sorvegliare nello stesso tempo il Fuoco del Giudizio che brucia in lui. Allora, sfinito, comprenderà la necessità di richiamare le forze. Chiamerà al suo aiuto i cavalieri della tripla alleanza e si presenterà al custode della Soglia per rimettergli la sua spada. Il cavaliere deve adesso rivestire la tunica di Pellegrino e deve tenere  suo bastone con fermezza.

 

 

X)    Così verrà il nuovo incontro col Fuoco. Il cavaliere deve, adesso conoscere la vera umiltà, sbarazzarsi una volta per sempre del suo orgoglio. Pellegrino, sarà confrontato al Fuoco del servizio. Il momento è venuto, sulla strada della Luce, dove, in ginocchio davanti alla Sublime Saggezza, e dopo avere superato la più difficile battaglia della sua vita, dove dovrà operare realmente in ogni umiltà e modestia. Occorrerà che il suo abbandono sia totale, che la sua umiltà in nessun caso possa essere rimessa in questione per custodire il cuore fuori d’ogni pericolo quando la libertà interiore gli sarà concessa all'epoca del suo accesso alla carica di Adepto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Publicité
Pour être informé des derniers articles, inscrivez vous :
Commenter cet article