I concili di Basilea Ferrare Firenze (1431-1442), di Laterano V e di Trento
Il concilio di Basilea Ferrare Firenze (1431-1442)
Conformemente alle disposizioni prese a Costanza, dei concili si riuniscono in 1423 a Parma, poi a Basilea in 1431. Il papa è Eugenio IV. Il numero di delegati, presenti il primo giorno, è infimo. Eugenio IV annulla e scioglie il concilio, malgrado l'opposizione dei delegati sul posto, ma l'arrivo sempre più importante dei delegati obbliga Eugenio IV a rivedere la sua decisione. Il concilio resta in posto e diventa un organismo di governo che comanda da Basilea, mentre il papa prova a farlo da Roma. La crisi esplode, in 1437, sulla scelta della città che accoglierà la delegazione greca. Il concilio propone Basilea o Avignone, il papa, una città italiana. Essendo messi d’accordo col greco, il papa propone Ferrara, e decide di trasferire il concilio in questa città. La parte maggioritaria del concilio rifiuta, ma comportando pochi vescovi forti, questi ultimi accettano la proposta del papa, il concilio si rende a Ferrara. , La maggioranza del concilio, a Basilea, deposita Eugenio, ed elegge Felice V, ma ciò resterà senza seguito.
L'assemblea di Ferrara fu un successo per il papa, con intorno a lui 70 vescovi occidentali, 20 vescovi orientali, l'imperatore Giovanni VIII Paleologo. Le discussioni cadono sul" Filioque", sul primato di Roma, il purgatorio e l'eucarestia, e da' luogo agli interminabili dibattimenti. Diversi motivi d’ordine sanitario, ma soprattutto d’ordine finanziario, incitano il papa a trasferire il concilio a Firenze, nel Gennaio 1439. È là, che l'assemblea si accorderà e procederà alla redazione di una bolla d’unione, letta in sessione pubblica, il 6 luglio 1443.
L'unione con la chiesa greca sarà di poco duratura, in grande parte a causa della mancanza di appoggio dell'Occidente, in 1453, quando i turchi prenderanno Costantinopoli, rompendo il contatto. Le riunioni regolari cadono in desuetudine. Le chiamate per una riforma interna della chiesa, non ricevono risposta, il papa si occuperà soprattutto di restaurare la sua autorità, negli stati pontificali. Le circostanze, ne decideranno tuttavia, diversamente.
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Il concilio di Laterano V e di Trento
Il concilio di Laterano V (1512)
Luigi XII, re della Francia, progetta di convocare un concilio a Pisa in 1511, Giulio II, papa dell'epoca, reagisce, ed annulla la convocazione del re, al profitto di un concilio per il 19 aprile 1512. Il concilio di Luigi XII sarà trasferito in differenti luoghi successivi, senza potere imporsi. Il papa conta più partecipanti, avendo condannato l'assemblea di Pisa, fin dalla sua prima sessione. La totalità dei regni si riunirà, anche la Francia, alla morte di Giulio II (1513), portando così il concordato di Bologna. Questo concilio diminuisce un po' i poteri dei religiosi, approva l'istituzione dei monti di pietà, per i prestiti a tassi ridotti. Ma bisogna notare soprattutto che questo concilio passa accanto ai veri problemi. Cessa le sue attività in 1517, anno della riforma protestante.
Il concilio di Trento (1545 - 1563,
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