Dopo la morte (1)

Publié le par Marie de St Clair

Credo sia ora di dirvi il pensiero di certi occultisti occidentali su questo argomento.

Sapete che, da anni, vado nel mondo invisibile, e che la mia guida come quelle di altri mi hanno dato degli insegnamenti e delle istruzioni e mi hanno incaricato di missioni vicino ai disincarnati.

Di più, allo stato di" viaggio", la nostra coscienza che è più sottile può immaginare la" partenza." Ciò ci permette di introdurre nella nostra vita, l'idea permanente della morte.

Il risultato attuale di queste esperienze mi ha portata a credere fermamente ad un certo processo del dopo la morte fisica di un essere.

Prima, che cos’è la morte in sè stessa?

È nient’altro che un cambiamento di stato e di forme. Il passaggio della vita sulla terra ad un'altro, quella dei disincarnati. Non è una fine poiché apre l'accesso alla vita nell'aldilà. Morire significa passare ad un'altra realtà. È anche una speranza della Terra Promessa, dell'altrove di cui solo Dio può dare la vera rivelazione.

La morte deve essere considerata come naturale. È un'arrivederci, ma anche un ritrovarsi.

Chi rifiuta di pensarci da vivo conosce l'angoscia e la paura di questo momento. Chi ha meditato, nel silenzio, sulla morte in generale, e sulla propria morte, scopre la natura immortale delle cose. Sente la voce della natura. Comprende la liberazione dell'essere in seguito alla morte.

Quando le circostanze lo permettono, penso che non bisogna nascondere ad un morente che sta per lasciare il suo involucro carnale, soprattutto quando se ne rende conto. Ciascuno deve trovare in sé le parole appropriate per acquietarlo, evitargli la paura, l'angoscia dell'ignoto e deve dargli il coraggio di affrontare il passaggio. L'amore che gli è trasmesso a questo momento lo sosterrà fino al momento in cui il legame che riuniva il corpo all'anima sarà rotto.

A questo momento, si dice che è morto. È vero per chi resta provando la privazione definitiva di quello che non vedrà più. Ciò crea uno sconvolgimento affettivo. Ma, per chi parte, è il principio della sua vita nel mondo invisibile.

Quando un essere è appena morto, quando il suo corpo sottile si stacca da lui, la sua anima non perde la concezione del mondo che lo circonda. Seguendo il suo grado d’evoluzione, questo stato può durare alcune ore o alcuni giorni. Durante questo tempo bisogna rispettare questo morto, creare il raccoglimento intorno a lui, avere  gesti e pensieri sobri, insomma, creare la calma, avvolgerlo di pensieri di amore, pregare o meditare.

Si può dargli anche un'assistenza religiosa. Il rituale che circonda un morto è molto più dell'espressione e riveste un carattere sacro. Il simbolismo del rituale che è il fissaggio del simbolo, faciliterà la partenza del morto verso il mondo sacro. Questo rituale può essere molto diverso, parlato, cantato, danzato o addirittura come lo facevano gli Antichi che accompagnavano i loro morti che ballavano danze sacre. Certi popoli continuano questa tradizione. Tutto ciò contribuisce ad evitare all'essere un passaggio anonimo e solitario verso l'ignoto.

Ma il migliore aiuto che si possa portare a chi è appena morto è di dialogare con la sua anima.

Questo dialogo è un legame, tra l’anima del morto e voi stessi, l'essere ed il tutto, o la totalità del cosmo. Ciò formerà un'unione concreta che richiama il nostro proprio sorpasso. Occorre che sia un’interiorità reciproca.

Con questo dialogo, si aiuta l'anima del disincarnato a svegliarsi dolcemente, a cambiare il suo psichismo, a trasformare la sua forza indistruttibile.

Bisogna dirgli che si trova allora in uno stato intermedio; che occorrerà superare dei piani successivi, dei gradi di coscienza; che si libererà poco a poco dal piano umano per raggiungere il mondo spirituale; lascerà col passar delle ore il suo corpo fisico, il suo corpo" astrale - emozione", suo" mentale - pensiero", ed il suo corpo" causale - spiritualità."

Alla morte, l'anima dell'essere tende ad andare verso la sua ultima incarnazione, a rivedere il passato recente al quale è legato ancora.

Per ciascuno, il dialogo può essere differente. Certi esseri non realizzano che sono morti. Hanno vissuto senza imparare a costruire il loro corpo fisico, a controllare la loro natura emozionale ed ad essere responsabile del loro mentale. Sono più difficile da svegliare. Bisogna portare il disincarnato alla visione spirituale, di modo che la sua coscienza faccia un trasferimento verso una coscienza più elevata. Per ciò, chi medita vicino a lui, e che gli parla d’anima ad anima, gli mostrerà la differenza fra il reale e l'irreale, il permanente e l'effimera, e lo renderà poco a poco cosciente delle vibrazioni della vita. È per suo Io che si realizzerà un giorno. L'uomo contiene tutte le briciole dei gradi dell'universo. Gli occorre perfezionarsi nella sua vita terrestre e nella sua vita dell'aldilà. Bisogna prepararlo ad esperienze che troverà nell'aldilà. La sua capacità di pensiero sarà più larga, più vasta, si staccherà dal pensiero egoista perché, a questo momento, avrà un'idea d’insieme e non più un'idea solamente personale.

La sua anima è immortale e ha uno scopo che è di avvicinarsi di Dio che è la finalità. La sua eternità è altrove  vita nel no-tempo, il no-spazio, nell'assoluto. L'anima appartiene anche al mondo delle idee. Ha un doppio interiorità. È la coscienza del “Sé", indissolubile unità dell'essere che riceve la vibrazione del cosmo, dell'energia cosmica. Bisogna persuadere il disincarnato che se è stato un non credente; se ha vissuto una vita orientata verso il bene, ha una migliore posizione di chi dice aver avuto la fede e che non ha messo in pratica l'amore altruistico.

Publicité

Publié dans INSEGNAMENTO

Pour être informé des derniers articles, inscrivez vous :
Commenter cet article